Le informazioni essenziali sulla trisomia 18
- Causa genetica La presenza di una copia extra del cromosoma 18 altera lo sviluppo dell’embrione e del bambino.
- Diagnosi Un test di screening può indicare un rischio, ma la conferma richiede un esame diagnostico come villocentesi o amniocentesi.
- Forme diverse La trisomia completa, a mosaico e parziale possono avere manifestazioni e prognosi differenti.
- Assistenza Non esiste una cura capace di eliminare il cromosoma in più, ma sono possibili interventi di supporto personalizzati.
- Prognosi variabile Il rischio di complicanze gravi è elevato, anche se alcuni bambini, soprattutto con forme a mosaico, sopravvivono più a lungo.

Che cos’è la trisomia 18 e perché si verifica
In condizioni normali ogni cellula possiede due copie del cromosoma 18. Nella trisomia 18 ne sono presenti tre copie, complete o parziali, e questo squilibrio può interferire con la formazione di organi e tessuti già durante la gravidanza.
Nella maggior parte dei casi l’origine è una non-disgiunzione cromosomica, cioè un errore casuale nella separazione dei cromosomi durante la formazione dell’ovocita o, più raramente, dello spermatozoo. Non dipende da ciò che la madre ha mangiato, da un’attività fisica, da uno stress o da un comportamento tenuto durante la gravidanza.
L’età materna può aumentare la probabilità di anomalie cromosomiche, ma non permette di prevedere da sola il singolo caso. Io tengo sempre separati due concetti che vengono spesso confusi: fattore di rischio non significa causa diretta e una gravidanza in età giovane non è esclusa dalla possibilità di trisomia 18.
La condizione è generalmente sporadica e non viene trasmessa come una comune malattia ereditaria. Se però l’analisi evidenzia una traslocazione o una forma parziale, il genetista può consigliare il cariotipo dei genitori, cioè lo studio della loro dotazione cromosomica, per valutare il rischio di ricorrenza.
Le tre forme genetiche cambiano il quadro clinico
Non tutte le persone con trisomia 18 hanno lo stesso assetto cromosomico. La forma individuata dal laboratorio aiuta a interpretare il quadro, ma non consente da sola di stabilire con precisione la prognosi.
Trisomia completa
È la forma più frequente e interessa praticamente tutte le cellule dell’organismo. È spesso associata a malformazioni multiple e difficoltà importanti nella crescita, nell’alimentazione, nella respirazione e nella funzione cardiaca.
Trisomia a mosaico
In questo caso solo una parte delle cellule contiene il cromosoma 18 in più, mentre le altre hanno un corredo cromosomico diverso. La percentuale e la distribuzione delle cellule trisomiche possono variare molto da un tessuto all’altro, perciò il risultato ottenuto dal sangue non descrive sempre in modo completo tutti gli organi.
Questa forma può essere meno severa, ma non è automaticamente lieve. Alcuni bambini presentano problemi limitati, altri hanno complicanze rilevanti. È proprio qui che una valutazione clinica individuale conta più di un numero isolato nel referto.
Trisomia parziale
È la forma più rara e consiste nella presenza di una copia extra di un segmento del cromosoma 18. I sintomi dipendono dal tratto coinvolto e dalla sua estensione. In questi casi il genetista può integrare il cariotipo con tecniche molecolari più precise, come array-CGH o microarray cromosomico.
Le manifestazioni più riconoscibili comprendono crescita ridotta già prima della nascita, microcefalia, mandibola piccola, orecchie a impianto basso, dita sovrapposte e piedi con posizione anomala. Possono comparire anche cardiopatie congenite, anomalie renali, problemi gastrointestinali e ipotonia, cioè una riduzione del tono muscolare.
Come si arriva alla diagnosi durante la gravidanza
La trisomia 18 può essere sospettata durante l’ecografia, soprattutto quando sono presenti ritardo della crescita o più anomalie anatomiche. L’ecografia del primo trimestre e la morfologica intorno alla 20ª-22ª settimana possono offrire indicazioni importanti, ma un’immagine ecografica non equivale a una diagnosi genetica.| Esame | Che cosa indica | Limite principale |
|---|---|---|
| Test combinato | Stima il rischio usando translucenza nucale, ecografia e analisi del sangue | È uno screening, quindi può dare falsi positivi o falsi negativi |
| DNA fetale libero | Analizza frammenti di DNA placentare nel sangue materno, in genere dal primo trimestre | Un risultato ad alto rischio va confermato con un test invasivo |
| Villocentesi | Esamina cellule della placenta e può confermare l’assetto cromosomico fetale | È invasiva e comporta un piccolo rischio procedurale |
| Amniocentesi | Analizza cellule fetali presenti nel liquido amniotico | Si esegue più avanti nella gravidanza rispetto alla villocentesi |
Il test del DNA fetale libero è molto accurato come screening, ma non è un esame diagnostico definitivo. Se il risultato segnala un rischio elevato, io considero essenziale un colloquio con ginecologo, genetista e, quando possibile, specialista di medicina materno-fetale prima di prendere decisioni.
La villocentesi viene in genere eseguita tra la 11ª e la 14ª settimana, mentre l’amniocentesi è solitamente proposta dopo la 15ª settimana. La scelta dipende dall’epoca gestazionale, dal risultato dello screening, dall’ecografia e dalle preferenze della coppia. Un risultato positivo allo screening non dovrebbe essere trattato come una certezza.Leggi anche: Terapia genica - come funziona, rischi e accesso in Italia
La diagnosi dopo la nascita
Quando la trisomia non è stata identificata in gravidanza, il sospetto può nascere dall’insieme di caratteristiche fisiche, difficoltà di alimentazione, crescita ridotta o anomalie degli organi. La conferma avviene attraverso un esame cromosomico su un campione di sangue, eventualmente completato da analisi più approfondite.
Se il neonato presenta difficoltà respiratorie, scarsa alimentazione o segni di scompenso cardiaco, la priorità è stabilizzarlo. La genetica chiarisce la diagnosi, ma non deve ritardare gli interventi urgenti di neonatologia e cardiologia.
Quali cure e quale assistenza sono possibili
Non esiste una terapia che rimuova il cromosoma 18 in più. L’assistenza viene costruita sui problemi presenti e può coinvolgere neonatologo, cardiologo, genetista, nutrizionista, pneumologo, fisioterapista e logopedista.
Le difficoltà di suzione e deglutizione sono frequenti e possono provocare aspirazione, disidratazione o scarso aumento di peso. Il team può proporre modifiche della consistenza degli alimenti, posizioni specifiche, supporto nutrizionale temporaneo o, in alcuni casi, una gastrostomia. La decisione dipende dalla sicurezza dell’alimentazione e dagli obiettivi della famiglia.
Le cardiopatie congenite richiedono ecocardiogrammi e controlli regolari. In alcuni neonati possono essere valutati farmaci, procedure o interventi chirurgici, mentre in altri la complessità globale rende più appropriato un percorso centrato sul comfort. Oggi l’orientamento più corretto è discutere ogni caso singolarmente, senza considerare la diagnosi cromosomica come l’unico criterio.
Le cure palliative pediatriche non significano abbandonare il bambino. Possono accompagnare anche trattamenti attivi e servono a controllare dolore, difficoltà respiratorie, agitazione e altri sintomi, sostenendo allo stesso tempo i genitori nelle scelte più difficili.
Quando la sopravvivenza è più lunga, il percorso può includere fisioterapia, sostegno allo sviluppo, ausili per la comunicazione, vaccinazioni personalizzate e controlli periodici. Io ritengo particolarmente utile un piano assistenziale condiviso, scritto in modo chiaro e aggiornato quando cambiano le condizioni cliniche.
Prognosi e decisioni familiari richiedono informazioni individuali
La prognosi è spesso severa perché molte gravidanze si interrompono spontaneamente o si concludono con morte fetale e perché i neonati possono avere più malformazioni contemporaneamente. Tra i nati vivi, il rischio di morte è maggiore nelle prime settimane e nei primi mesi, soprattutto nella forma completa.
Le stime sulla sopravvivenza cambiano tra gli studi e dipendono dal tipo di trisomia, dalla gravità delle cardiopatie, dalla prematurità, dalle anomalie associate e dalle cure disponibili. Alcuni bambini superano il primo anno e, più raramente, raggiungono l’infanzia o l’adolescenza. La forma a mosaico può migliorare le prospettive, ma non le determina automaticamente.
Una diagnosi prenatale apre decisioni personali e delicate. I genitori possono dover valutare la prosecuzione della gravidanza, l’organizzazione del parto in un centro adeguato, le cure intensive, gli eventuali interventi e il livello di supporto desiderato. Non esiste una scelta valida per tutte le famiglie: servono informazioni comprensibili, tempi realistici e uno spazio privo di pressioni.
È importante distinguere tra un’indicazione di rischio e una diagnosi confermata, così come tra prognosi statistica e destino individuale. Nel colloquio genetico chiederei sempre quali anomalie sono state osservate, quale forma cromosomica è stata identificata, quali interventi sono realisticamente disponibili e quali sono i possibili scenari nelle prime settimane di vita.
Il percorso in Italia dopo la diagnosi
In Italia il riferimento iniziale può essere il ginecologo o il pediatra, ma la gestione richiede spesso un centro multidisciplinare per malattie rare. Il genetista medico aiuta a interpretare il referto, a valutare il rischio di ricorrenza e a coordinare eventuali esami sui genitori.
La trisomia 18 è compresa tra le patologie rare con codice di esenzione RNG080, secondo le informazioni dell’Istituto Superiore di Sanità. Le modalità amministrative possono dipendere dalla Regione e dal percorso diagnostico, quindi conviene verificare la pratica con il centro di riferimento o con il distretto sanitario.
Per una gravidanza successiva, il rischio di ricorrenza è in genere basso, ma non nullo. Dopo una trisomia completa libera viene spesso indicata una consulenza preconcezionale; se è presente una traslocazione, il calcolo cambia e il cariotipo dei genitori diventa particolarmente importante.
Conservare referti, immagini ecografiche e risultati citogenetici facilita il passaggio tra specialisti. Anche il sostegno psicologico e il contatto con associazioni di famiglie possono fare una differenza concreta, perché aiutano a trasformare informazioni frammentarie in un percorso più comprensibile e sostenibile.
Capire il referto è il primo passo per scegliere con lucidità
La trisomia 18 è una condizione genetica grave e molto variabile. Per orientarsi servono tre elementi insieme: diagnosi confermata, quadro clinico reale e obiettivi della famiglia. Un risultato di screening, una percentuale di mosaicismo o una statistica generale non bastano da soli a descrivere il futuro di un bambino.
La domanda più utile da portare al colloquio non è soltanto “quanto vivrà?”, ma anche “quali problemi possiamo aspettarci subito, quali cure sono possibili e come possiamo garantire il massimo comfort?”. È da queste risposte concrete che nasce un’assistenza davvero personalizzata.