Genotipizzazione HPV e gravidanza - come leggere il referto

Tabella che confronta livelli di screening HPV e approfondimenti, inclusa l'hpv genotipizzazione per alto e basso rischio.

Scritto da

Noemi Russo

Pubblicato il

28 ott 2026

Indice

Un referto con la dicitura “HPV positivo” può creare molta preoccupazione, soprattutto durante la gravidanza. La genotipizzazione dell’HPV serve a capire quale tipo di papillomavirus è presente, quanto è rilevante il rischio e quali controlli possono essere indicati. In questo articolo chiarisco come si svolge l’esame, come leggere i risultati, cosa cambia in gravidanza e quali errori evitare.

Il genotipo orienta il controllo, ma non equivale a una diagnosi di tumore

  • Genotipi ad alto rischio come HPV 16 e 18 richiedono una valutazione più attenta.
  • Un risultato positivo indica un’infezione, non la presenza di un cancro.
  • Il test si esegue con un prelievo simile al Pap test e individua il DNA virale.
  • In Italia, lo screening prevede in genere il Pap test tra 25 e 29 anni e l’HPV test dai 30 ai 64 anni.
  • In gravidanza la positività va seguita dal ginecologo, ma non implica automaticamente un parto cesareo.

Tabella che confronta livelli di screening HPV e approfondimenti, inclusa l'hpv genotipizzazione per alto e basso rischio.

Che cosa indica davvero la genotipizzazione dell’HPV

L’HPV, cioè il papillomavirus umano, comprende circa 200 genotipi. Alcuni provocano soprattutto verruche o condilomi, mentre altri possono favorire, se l’infezione persiste per anni, lesioni precancerose della cervice uterina.

La genotipizzazione identifica il tipo o il gruppo di tipi virali presenti nel campione. Questa informazione è utile perché non tutti i genotipi hanno lo stesso potenziale oncogeno. HPV 6 e 11, per esempio, sono associati soprattutto ai condilomi; HPV 16 e 18 sono invece tra quelli maggiormente legati alle lesioni cervicali di alto grado.

Esistono anche altri tipi ad alto rischio, tra cui 31, 33, 45, 52 e 58. Il fatto che uno di questi venga rilevato non significa che si svilupperà necessariamente una malattia. La maggior parte delle infezioni viene controllata dal sistema immunitario e scompare spontaneamente, mentre il problema nasce soprattutto quando l’infezione rimane persistente.

Un equivoco frequente riguarda il significato del risultato. La presenza dell’HPV non permette di stabilire quando è avvenuto il contagio e non dimostra un’infedeltà recente. Il virus può rimanere non rilevabile per molto tempo e comparire nuovamente in seguito.

Come si esegue il test e che cosa contiene il referto

Il prelievo viene effettuato sul collo dell’utero con una spatolina o un tampone, in modo simile al Pap test. Il laboratorio cerca il materiale genetico del virus attraverso tecniche molecolari, spesso basate sulla PCR, una metodica capace di amplificare e riconoscere piccole quantità di DNA.

Il test può limitarsi a indicare la presenza di HPV ad alto rischio oppure specificare il genotipo. Alcuni esami distinguono direttamente HPV 16 e 18, mentre raccolgono gli altri tipi ad alto rischio in un gruppo. I test più dettagliati possono identificare più genotipi nella stessa persona, una situazione chiamata infezione multipla.

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Le principali voci che si possono leggere

Risultato Significato pratico
HPV negativo Non è stato rilevato un genotipo ad alto rischio nel campione analizzato.
HPV positivo ad alto rischio È presente un tipo associato a un maggiore rischio di lesioni cervicali e serve seguire il percorso indicato.
HPV 16 o 18 positivo Il rischio è considerato più rilevante e può essere indicato un approfondimento colposcopico.
Genotipo a basso rischio È più spesso collegato a condilomi e alterazioni benigne, non alle principali lesioni precancerose cervicali.

Prima del prelievo è prudente seguire le indicazioni del laboratorio. In genere si evita di eseguire l’esame durante il flusso mestruale e si possono consigliare alcune ore o giorni senza rapporti, lavande vaginali o prodotti locali. Non esiste però una preparazione identica per ogni test, quindi il foglio informativo del centro ha la precedenza.

Come interpretare un risultato positivo in Italia

Un HPV test positivo non è una diagnosi di tumore. Il passaggio successivo dipende dall’età, dal genotipo, dal risultato citologico e dalla storia clinica. Il Pap test, quando viene eseguito dopo un HPV positivo, prende il nome di citologia di triage e serve a capire se le cellule mostrano alterazioni.

Secondo il percorso di screening indicato dal Ministero della Salute, nelle donne tra 25 e 29 anni il riferimento è generalmente il Pap test ogni tre anni. Tra 30 e 64 anni viene utilizzato l’HPV test ogni cinque anni quando il risultato è negativo, all’interno dei programmi organizzati regionali, che sono offerti gratuitamente nella fascia prevista.

Situazione frequente Possibile percorso
HPV negativo Prosecuzione dello screening secondo l’intervallo previsto.
HPV positivo con citologia normale Spesso si programma un nuovo controllo a 12 mesi, salvo indicazioni diverse.
HPV 16 o 18 positivo Può essere indicata una colposcopia anche con citologia negativa, secondo il protocollo adottato.
Citologia alterata Il ginecologo può richiedere una colposcopia e, se necessario, una biopsia.

Le procedure possono variare leggermente tra Regioni e situazioni cliniche. La colposcopia permette di osservare la cervice con un ingrandimento; la biopsia, invece, analizza un piccolo frammento di tessuto. Nella mia esperienza divulgativa, l’errore più comune è concentrarsi solo sul nome del genotipo e ignorare il dato decisivo, cioè la persistenza dell’infezione e l’eventuale alterazione cellulare.

Che cosa cambia durante la gravidanza

La genotipizzazione non è un esame genetico del feto. Analizza il virus presente nelle cellule materne della cervice e non stabilisce il rischio genetico del bambino. Una positività durante la gravidanza va comunicata al ginecologo, ma non significa automaticamente che la gestazione sia in pericolo.

L’HPV può essere trasmesso teoricamente durante il parto, ma la trasmissione al neonato è considerata poco frequente e non è stata dimostrata una diffusione attraverso la placenta. Per questo, la sola positività all’HPV non costituisce di norma un’indicazione al parto cesareo.

Se il Pap test mostra un’alterazione, il medico può indicare una colposcopia anche in gravidanza. Gli eventuali approfondimenti e i tempi del controllo vengono scelti in base al grado della lesione e al sospetto clinico. Il trattamento delle lesioni precancerose, quando non c’è il sospetto di una malattia invasiva, viene spesso rimandato dopo il parto per evitare procedure non necessarie.

Non esiste una cura farmacologica capace di eliminare direttamente il virus. Antibiotici, lavande e integratori presentati come “terapia contro l’HPV” non sostituiscono il follow-up. Anche la vaccinazione anti-HPV viene generalmente rimandata dopo la gravidanza, mentre il controllo ginecologico segue le indicazioni individuali.

Gli errori da evitare dopo un referto anomalo

  • Non interpretare il risultato come un tumore. Il test rileva il virus, non una diagnosi oncologica.
  • Non ripetere l’esame dopo pochi giorni senza indicazione. Un intervallo troppo breve raramente aggiunge informazioni utili.
  • Non confondere il genotipo con la gravità della lesione. La gravità si valuta soprattutto con citologia, colposcopia e, quando indicato, biopsia.
  • Non saltare il controllo perché non ci sono sintomi. L’HPV e le lesioni iniziali sono spesso asintomatici.
  • Non attribuire automaticamente il risultato al partner attuale. Il test non data l’infezione.

Se il referto riporta “HPV positivo”, conviene portare al ginecologo il risultato completo, compreso il tipo di test utilizzato e l’eventuale citologia associata. La decisione non dovrebbe basarsi su una singola parola del referto, ma sull’insieme dei dati clinici.

Il dato più utile resta il controllo nel tempo

La genotipizzazione è preziosa perché permette di distinguere meglio le situazioni a rischio e di evitare controlli casuali o inutilmente ravvicinati. Non serve però a prevedere con certezza il futuro: il dato più importante resta sapere se l’infezione scompare, persiste o si accompagna ad alterazioni cellulari.

Per orientarsi bastano tre informazioni essenziali: quale genotipo è stato rilevato, se il Pap test è normale o alterato e quale controllo è stato programmato. Seguire quel percorso, senza allarmarsi e senza rimandarlo, è il modo più concreto per proteggere la salute cervicale anche durante la gravidanza.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Indica la presenza di un genotipo associato a un maggiore rischio di lesioni cervicali, ma non equivale a una diagnosi di tumore. Il percorso successivo dipende dal genotipo, dalla citologia e dalla storia clinica; con HPV 16 o 18 può essere indicata una colposcopia.

Il campione viene prelevato dal collo dell'utero con una spatolina o un tampone, in modo simile al Pap test, e analizzato per cercare il DNA virale, spesso tramite PCR. Il referto può indicare HPV negativo, HPV ad alto rischio positivo, la presenza di HPV 16 o 18, oppure un genotipo a basso rischio.

Il percorso varia in base a età, genotipo e citologia. Tra 25 e 29 anni il riferimento è generalmente il Pap test ogni tre anni; tra 30 e 64 anni si usa l'HPV test ogni cinque anni quando è negativo. Con HPV positivo e citologia normale può essere programmato un controllo a 12 mesi, mentre una citologia alterata può richiedere colposcopia e, se necessario, biopsia.

La genotipizzazione analizza il virus nelle cellule materne e non valuta il rischio genetico del feto. La positività va comunicata al ginecologo, ma di norma non indica un parto cesareo; la colposcopia può essere eseguita se necessaria e il trattamento delle lesioni precancerose viene spesso rimandato dopo il parto quando non c'è sospetto di malattia invasiva.

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Mi chiamo Noemi Russo e negli ultimi 8 anni ho dedicato la mia attenzione e il mio lavoro ai temi della salute, con un focus particolare sulla diagnostica preventiva e personalizzata. La mia passione per questo settore nasce dal desiderio di rendere accessibili concetti complessi, aiutando le persone a comprendere meglio il proprio benessere e le strategie per mantenerlo. Su analisisiracusa.it, mi impegno a ricercare, confrontare e semplificare le informazioni più aggiornate, offrendo contenuti chiari e affidabili che possano guidare verso scelte consapevoli. Il mio obiettivo è fornire uno strumento utile e comprensibile per chiunque desideri approfondire la propria conoscenza in ambito salute.

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