Test di Guthrie, come funziona lo screening neonatale

Mani con guanti blu eseguono il test di Guthrie su un neonato, raccogliendo una goccia di sangue dal tallone.

Scritto da

Caterina Bellini

Pubblicato il

23 lug 2026

Indice

Una piccola puntura al tallone, eseguita nei primi giorni di vita, può segnalare malattie rare prima che compaiano i sintomi. Il test di Guthrie è il nome con cui molti indicano questo prelievo, oggi inserito nello screening neonatale esteso: spiego come si svolge, quali condizioni può individuare, come leggere un risultato positivo e cosa cambia per prematuri o neonati dimessi presto.

La goccia di sangue che può cambiare precocemente il percorso di cura

  • Quando si esegue: di norma tra le 48 e le 72 ore dalla nascita.
  • Come si fa: si raccolgono poche gocce di sangue dal tallone su una carta assorbente speciale.
  • Cosa cerca: oltre 40 malattie metaboliche ereditarie, insieme ad altri screening previsti dal percorso neonatale.
  • Quanto costa: lo screening previsto dai LEA è gratuito e obbligatorio per i nuovi nati.
  • Un risultato positivo non è una diagnosi: servono esami di conferma e la valutazione di un centro specializzato.

Che cos’è davvero il test di Guthrie

Il nome deriva dal medico statunitense Robert Guthrie, che sviluppò un metodo per individuare precocemente la fenilchetonuria, una malattia ereditaria che impedisce di metabolizzare correttamente la fenilalanina. Il campione veniva fatto assorbire su un cartoncino e analizzato in laboratorio.

Oggi, però, parlare soltanto di “test di Guthrie” può essere riduttivo. Il cartoncino con il sangue essiccato, chiamato anche Guthrie card, viene utilizzato per lo screening neonatale esteso, che impiega soprattutto la spettrometria di massa tandem, una tecnica capace di misurare molti metaboliti nello stesso campione.

Lo scopo non è cercare una malattia in un neonato che presenta già dei sintomi. È individuare bambini apparentemente sani che potrebbero avere una condizione trattabile, così da iniziare gli approfondimenti e le cure prima che si verifichino danni permanenti. È questa la ragione per cui considero lo screening uno degli interventi più utili della prevenzione pediatrica.

Quando si fa e come si svolge il prelievo

Il prelievo viene eseguito generalmente tra le 48 e le 72 ore di vita, quando il neonato ha già iniziato ad alimentarsi. Un operatore sanitario pratica una piccola puntura nella parte laterale del tallone, raccoglie alcune gocce di sangue e le deposita negli appositi cerchi della carta filtro.

La procedura dura pochi minuti. Il pianto è comune, ma il fastidio è breve e non comporta un prelievo venoso. Tenere il neonato al caldo e, quando possibile, allattarlo prima o subito dopo può rendere il momento più semplice, anche se le modalità pratiche dipendono dall’organizzazione del punto nascita.

Perché il momento del prelievo conta

Prima delle 48 ore alcuni valori possono non essere ancora rappresentativi, soprattutto perché il metabolismo del neonato deve adattarsi alla vita extrauterina. Un campione raccolto troppo presto può quindi richiedere una ripetizione programmata.

Il campione viene lasciato asciugare e inviato al laboratorio di riferimento. La qualità della raccolta è importante: quantità insufficiente, sangue non distribuito correttamente o asciugatura incompleta possono rendere il materiale non idoneo all’analisi.

Cosa succede dopo la dimissione

Se il bambino viene dimesso prima del momento indicato, il prelievo viene organizzato dal punto nascita o dal servizio territoriale secondo il percorso regionale. Anche i nati a domicilio devono essere inclusi nello screening, perché la normativa italiana prevede il programma per tutti i nuovi nati.

In caso di parto molto prematuro, trasfusione, nutrizione parenterale o condizioni cliniche particolari, il personale può indicare un secondo campione. Non significa necessariamente che ci sia un problema: spesso è una misura per ottenere un risultato più affidabile.

Quali malattie può individuare lo screening neonatale

Il pannello nazionale comprende numerose malattie metaboliche ereditarie. Si tratta di difetti genetici che alterano il modo in cui l’organismo utilizza aminoacidi, grassi o altre sostanze necessarie per produrre energia e costruire i tessuti.
Gruppo di malattie Cosa può accadere Perché la diagnosi precoce è utile
Fenilchetonuria Aumento della fenilalanina nel sangue Una dieta specifica può prevenire importanti conseguenze neurologiche
Acidemie organiche Accumulo di acidi organici tossici Permette di gestire alimentazione e crisi metaboliche
Disturbi del ciclo dell’urea Difficoltà a eliminare l’azoto prodotto dal metabolismo Riduce il rischio di iperammoniemia e danni cerebrali
Difetti dell’ossidazione degli acidi grassi Problemi nel ricavare energia durante il digiuno Aiuta a prevenire crisi legate a infezioni o scarso apporto alimentare
Altre malattie ereditarie Alterazioni di enzimi o di vie metaboliche specifiche Consente un invio rapido a un centro esperto

Il programma comprende anche lo screening per fenilchetonuria, ipotiroidismo congenito e fibrosi cistica, oltre allo screening neonatale esteso per molte malattie metaboliche. In alcune Regioni il percorso può includere ulteriori condizioni, come specifiche malattie neuromuscolari, immunodeficienze congenite severe o malattie da accumulo lisosomiale.

Gli elenchi e le modalità operative possono essere aggiornati e non sono identici in ogni territorio. Per questo, se una famiglia desidera conoscere il pannello preciso analizzato nella propria Regione, la fonte più affidabile è il punto nascita o il centro screening regionale.

Come interpretare il risultato senza allarmarsi

Il referto può indicare un risultato nella norma, un campione non idoneo oppure un valore da approfondire. La dicitura più delicata è quella che segnala un risultato positivo allo screening, ma non equivale alla conferma della malattia.

Lo screening è progettato per non perdere casi potenzialmente importanti. Di conseguenza può produrre risultati falsamente positivi, cioè valori alterati in bambini che non hanno la patologia. Anche l’età gestazionale, il peso alla nascita, l’alimentazione, una trasfusione o una terapia possono influenzare l’esito.

Leggi anche: Terapia genica - come funziona, rischi e accesso in Italia

Che cosa accade in caso di valore alterato

  1. Il laboratorio o il servizio competente contatta la famiglia o il pediatra.
  2. Viene richiesto un nuovo prelievo oppure un esame più specifico.
  3. Il bambino può essere inviato a un centro di riferimento per valutazioni biochimiche, cliniche e genetiche.
  4. Solo dopo gli esami di conferma si stabilisce se la malattia è presente.

Se il centro chiede di ripetere il campione, è importante rispettare rapidamente l’appuntamento. Nella mia valutazione, l’errore più comune è leggere la richiesta come una diagnosi già formulata e cercare conclusioni definitive prima degli approfondimenti.

Anche un risultato nella norma non esclude ogni possibile malattia genetica o metabolica. Lo screening riguarda solo le condizioni incluse nel pannello e non sostituisce il pediatra quando compaiono sintomi, difficoltà alimentari, vomito persistente, sonnolenza insolita o scarso accrescimento.

Il rapporto con la genetica e i limiti dell’esame

Le malattie cercate sono spesso ereditarie, ma il prelievo non è sempre un test genetico in senso stretto. Nella maggior parte dei casi misura metaboliti o enzimi, cioè segnali indiretti di un possibile difetto biochimico.

Se il risultato resta sospetto, il percorso può comprendere analisi genetiche mirate, pannelli di geni o altri esami molecolari. Questi test cercano varianti nel DNA e possono chiarire la causa della malattia, distinguere forme diverse e aiutare a valutare il rischio per altri membri della famiglia.

Il vantaggio del metodo è la sua semplicità. Da poche gocce di sangue si possono ottenere molte informazioni senza sottoporre il neonato a procedure invasive. Il limite è che non tutte le varianti genetiche causano alterazioni già misurabili nei primi giorni e non tutte le malattie genetiche sono incluse nello screening.

Per questo non consiglierei di considerare lo screening neonatale come un “check-up genetico completo”. È uno strumento di prevenzione molto efficace, ma ha un obiettivo preciso: individuare condizioni per le quali una diagnosi tempestiva può modificare concretamente la prognosi.

Cosa devono controllare i genitori nel percorso pratico

Prima della dimissione conviene verificare che il prelievo sia stato eseguito e chiedere come verrà comunicato il risultato. In molti percorsi un esito normale non comporta una telefonata, mentre una ripetizione o un approfondimento viene segnalato direttamente alla famiglia.

  • Conservare la documentazione consegnata dal punto nascita.
  • Comunicare al personale se il neonato è prematuro, ha ricevuto trasfusioni o non si alimenta normalmente.
  • Controllare che il recapito telefonico indicato sia corretto.
  • Rispondere rapidamente alle convocazioni per un nuovo campione.
  • Rivolgersi al pediatra se compaiono sintomi, anche con uno screening precedente nella norma.

Il costo non dovrebbe essere un ostacolo. Lo screening neonatale previsto dai Livelli essenziali di assistenza è gratuito e viene offerto nell’ambito del Servizio sanitario nazionale. Eventuali test genetici aggiuntivi appartengono invece a un percorso diverso e possono avere regole di accesso differenti.

Una goccia non basta a spiegare tutto, ma può anticipare una cura

Il prelievo dal tallone è rapido, poco invasivo e pensato per proteggere il neonato quando ancora non mostra segnali evidenti. Il risultato va interpretato nel percorso corretto, senza confondere uno screening positivo con una diagnosi e senza considerare quello negativo una garanzia assoluta.

La cosa più utile per i genitori è sapere quando il campione è stato raccolto, come verrà comunicato l’esito e perché potrebbe essere necessario ripeterlo. In presenza di un valore alterato, la rapidità nel seguire le indicazioni del centro può fare una differenza concreta, soprattutto nelle malattie metaboliche in cui il trattamento precoce protegge lo sviluppo e la salute futura del bambino.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Il prelievo si esegue generalmente tra le 48 e le 72 ore di vita, dopo l’inizio dell’alimentazione. L’operatore punge lateralmente il tallone e raccoglie alcune gocce di sangue su una carta filtro speciale.

Lo screening può cercare oltre 40 malattie metaboliche ereditarie, tra cui fenilchetonuria, acidemie organiche, disturbi del ciclo dell’urea e difetti dell’ossidazione degli acidi grassi. Comprende inoltre lo screening per ipotiroidismo congenito e fibrosi cistica; il pannello può variare in base alla Regione.

Un risultato positivo allo screening non conferma la presenza di una malattia. Il laboratorio può richiedere un nuovo prelievo o esami più specifici, eventualmente presso un centro specializzato; anche un campione insufficiente o raccolto male può dover essere ripetuto.

Se il neonato viene dimesso presto, il prelievo viene organizzato dal punto nascita o dal servizio territoriale. In caso di prematurità, trasfusione, nutrizione parenterale o altre condizioni particolari, può essere indicato un secondo campione per ottenere un risultato più affidabile.

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screening neonatale fibrosi cistica malattie metaboliche fenilchetonuria ipotiroidismo congenito

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Mi chiamo Caterina Bellini e mi occupo di salute, diagnostica preventiva e personalizzata da 4 anni. La mia curiosità per come funziona il nostro corpo e l'importanza di un approccio proattivo al benessere mi ha spinta a dedicarmi a questo campo. Cerco di rendere accessibili concetti complessi, analizzando le informazioni con attenzione per offrire contenuti chiari e affidabili. Il mio obiettivo è aiutarvi a comprendere meglio le opzioni a vostra disposizione per una vita più sana e consapevole, basandomi su dati aggiornati e una prospettiva informata.

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