Secondo screening neonatale, perché viene richiesto?

Piedini di neonato con braccialetto identificativo e cerotto, pronti per la **chiamata per secondo screening neonatale**. Diagnosi precoce per la salute del tuo bambino.

Scritto da

Noemi Russo

Pubblicato il

22 giu 2026

Indice

Una chiamata per il secondo screening neonatale può preoccupare, soprattutto quando riguarda il sangue prelevato dal tallone e possibili malattie genetiche. Nella maggior parte dei casi, però, il richiamo serve a ripetere o completare un controllo, non significa che al bambino sia stata diagnosticata una patologia. Qui chiarisco perché viene richiesto, come prepararsi, quali tempi rispettare e cosa può succedere dopo.

Le informazioni essenziali da conoscere subito

  • Il richiamo non equivale a una diagnosi: indica che serve una verifica.
  • Il secondo campione può essere richiesto per materiale insufficiente, raccolta precoce o risultato da ricontrollare.
  • Lo screening neonatale esteso è generalmente gratuito e garantito dal Servizio sanitario nazionale.
  • Il prelievo cerca segnali compatibili con alcune malattie metaboliche ereditarie, ma non analizza tutto il patrimonio genetico.
  • È importante rispettare l’appuntamento, perché una diagnosi precoce può cambiare concretamente la prognosi.

Mani guantate eseguono una puntura sul tallone di un neonato per la chiamata per secondo screening neonatale.

Che cosa significa davvero il richiamo al secondo screening

In Italia il primo screening metabolico viene eseguito di norma tra le 48 e le 72 ore di vita, raccogliendo alcune gocce di sangue su un cartoncino assorbente. Il laboratorio analizza specifici marcatori collegati a malattie congenite, spesso ereditarie, che possono non dare alcun sintomo nei primi giorni.

Quando il centro chiede un secondo prelievo, sta dicendo che il primo risultato non è sufficiente per chiudere la valutazione. Può trattarsi di un campione non idoneo, di un valore al limite o di una condizione del neonato che rende meno affidabile la prima misurazione.

La distinzione più importante, che consiglio sempre di tenere a mente, è questa: screening e diagnosi sono due cose diverse. Lo screening seleziona i neonati che meritano un approfondimento; solo gli esami successivi possono confermare o escludere una malattia.

Perché può essere necessario ripetere il prelievo

Il motivo del richiamo dovrebbe essere indicato nella comunicazione ricevuta, anche se non sempre viene spiegato con parole semplici. Le cause più frequenti sono pratiche e non indicano necessariamente un problema di salute.

  • Campione insufficiente, perché le gocce non hanno impregnato correttamente il cartoncino.
  • Campione deteriorato o non leggibile, per esempio dopo un invio tardivo o una conservazione non adeguata.
  • Prelievo effettuato troppo presto, prima che alcuni marcatori raggiungano livelli utili per lo screening.
  • Prematurità o basso peso alla nascita, situazioni che possono richiedere controlli aggiuntivi secondo il protocollo regionale.
  • Trasfusione, terapia intensiva o nutrizione parenterale, fattori che possono interferire con alcuni risultati.
  • Valore borderline, cioè vicino alla soglia che richiede una nuova misurazione.

Un risultato da ricontrollare non va interpretato come una sentenza. I programmi di screening sono progettati per essere prudenti e possono produrre falsi positivi, cioè segnalazioni che non vengono confermate dagli esami diagnostici.

In alcune circostanze, invece, il richiamo nasce da un risultato realmente alterato. Anche in quel caso la rapidità è un vantaggio, non un motivo per farsi prendere dal panico: intervenire prima della comparsa dei sintomi è proprio lo scopo dello screening.

Come si svolge il secondo controllo e quali tempi rispettare

Il secondo esame consiste spesso in un nuovo prelievo capillare dal tallone. L’operatore raccoglie il sangue sul cartoncino dedicato e lo invia al laboratorio di riferimento. Non è, di regola, un esame genetico invasivo e non richiede sedazione.

Il momento del richiamo dipende dalla ragione della richiesta, dall’età del neonato e dalle indicazioni del centro. Per questo non esiste un numero di giorni valido per tutti. Se nella telefonata non è chiaro quando presentarsi, è meglio richiamare il punto nascita, il pediatra o il centro screening regionale e chiedere la data precisa e il luogo del prelievo.

In genere è utile portare:

  • documento del genitore e tessera sanitaria del bambino;
  • eventuale lettera di dimissione ospedaliera;
  • la comunicazione ricevuta dal centro;
  • informazioni su prematurità, trasfusioni, ricovero o terapie già effettuate.

Il neonato non deve normalmente essere a digiuno. Le istruzioni possono cambiare in base al tipo di controllo, quindi seguire quelle del servizio che ha effettuato la chiamata. Lo screening neonatale previsto dai programmi pubblici è gratuito; prima di prenotare privatamente un esame, chiederei sempre al centro se il richiamo rientra nel percorso del Servizio sanitario nazionale.

Che rapporto c’è con la genetica

Lo screening neonatale esteso cerca soprattutto segnali biochimici di malattie metaboliche ereditarie. Sono condizioni nelle quali un enzima, una proteina o un processo cellulare non funziona correttamente. L’accumulo o la carenza di determinate sostanze può essere individuato nel sangue prima che compaiano disturbi evidenti.

Tra le categorie valutate rientrano aminoacidopatie, acidurie organiche, difetti del ciclo dell’urea, disturbi dell’ossidazione degli acidi grassi e altre patologie incluse nel pannello nazionale e nei programmi regionali. In Italia lo screening esteso riguarda oltre 40 condizioni, con possibili differenze operative tra le Regioni.

Questo non significa che il test analizzi tutti i geni del bambino. Il cartoncino non sostituisce un test genetico diagnostico, che può essere richiesto solo in presenza di indicazioni cliniche, familiari o di un risultato di screening da approfondire.

Leggi anche: Malattie genetiche più diffuse - quali sono e quando fare un test

Che cosa può succedere dopo un risultato alterato

Il centro può proporre un nuovo prelievo, un esame di laboratorio più specifico, una visita pediatrica o l’invio a un centro di malattie metaboliche ereditarie. Gli accertamenti possono includere analisi di metaboliti, test enzimatici, analisi molecolare di uno o più geni e controlli clinici.

La sequenza esatta varia in base al parametro alterato. Un richiamo per un possibile difetto dell’ossidazione degli acidi grassi, per esempio, non segue necessariamente lo stesso percorso di un valore associato alla fibrosi cistica. La cosa utile per i genitori è chiedere quale ipotesi si sta verificando e quale sarà il prossimo esame, senza cercare di interpretare autonomamente il nome del marcatore.

Cosa fare quando arriva la telefonata

La prima cosa è verificare che la comunicazione provenga dal punto nascita, dal laboratorio o dal servizio sanitario indicato nei documenti di dimissione. Chiederei subito il nome dell’operatore, il centro di riferimento, il motivo generale del richiamo e quando effettuare il nuovo prelievo.

Non bisogna ignorare la chiamata pensando che sia soltanto un controllo amministrativo. La maggior parte dei richiami non porta a una diagnosi, ma rimandare può allungare inutilmente i tempi di un eventuale approfondimento.

Se non si riesce a rispondere, è possibile contattare il punto nascita o il pediatra di libera scelta. Anche quando il bambino appare bene, il controllo va eseguito: molte malattie ricercate sono inizialmente asintomatiche.

Se compaiono invece sonnolenza insolita, difficoltà ad alimentarsi, vomito ripetuto, respirazione anomala, convulsioni o peggioramento improvviso, non bisogna aspettare il secondo screening. In presenza di sintomi importanti occorre rivolgersi subito ai servizi sanitari, perché il richiamo e la valutazione urgente sono percorsi diversi.

Come leggere il risultato senza creare allarmismi

Un esito normale indica che il bambino non presenta segnali compatibili con le condizioni ricercate dal pannello, ma non esclude ogni possibile malattia. Un esito positivo o dubbio, invece, significa che serve una conferma. Non permette da solo di stabilire una diagnosi e non predice automaticamente la salute futura del bambino.

Il modo più utile di affrontare la situazione è conservare tutte le comunicazioni, presentarsi al richiamo e annotare le domande da fare al pediatra. Nella mia esperienza editoriale, il fraintendimento più comune nasce dal confondere un risultato “fuori soglia” con una malattia già accertata. La procedura funziona proprio perché preferisce controllare un caso in più piuttosto che rischiare di trascurare un neonato che potrebbe beneficiare di cure tempestive.

Il secondo campione come occasione di prevenzione concreta

La chiamata può arrivare in un momento già intenso per la famiglia, ma il suo significato principale è preventivo. Presentarsi rapidamente al controllo permette di distinguere un campione non valido da un risultato che merita esami più mirati e, se necessario, di avviare presto il percorso specialistico.

Per il genitore, la regola pratica è semplice: non allarmarsi, non rimandare e chiedere spiegazioni chiare. Il secondo screening non sostituisce il rapporto con il pediatra, ma è uno strumento prezioso di genetica preventiva e tutela della salute nei primi giorni di vita.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Significa che il primo campione non è sufficiente per chiudere la valutazione. Le cause possono essere materiale insufficiente, prelievo precoce, campione deteriorato, prematurità, trasfusioni o un valore borderline. Non equivale a una diagnosi.

Non esiste una scadenza uguale per tutti: il momento dipende dal motivo del richiamo, dall'età del neonato e dal protocollo del centro. È necessario chiedere al punto nascita, al pediatra o al centro screening la data precisa e il luogo del prelievo.

Di norma cerca marcatori biochimici associati a oltre 40 condizioni, tra cui aminoacidopatie, acidurie organiche e disturbi dell'ossidazione degli acidi grassi. Non analizza tutti i geni del bambino: un test genetico diagnostico può essere richiesto solo dopo specifici approfondimenti.

Il neonato normalmente non deve essere a digiuno, salvo istruzioni diverse del servizio. Sono utili documento del genitore, tessera sanitaria del bambino, lettera di dimissione, comunicazione ricevuta e informazioni su prematurità, trasfusioni, ricovero o terapie. Il richiamo previsto dal programma pubblico è generalmente gratuito.

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Tag:

screening neonatale fibrosi cistica prematurità test genetici malattie metaboliche ereditarie

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Noemi Russo

Noemi Russo

Mi chiamo Noemi Russo e negli ultimi 8 anni ho dedicato la mia attenzione e il mio lavoro ai temi della salute, con un focus particolare sulla diagnostica preventiva e personalizzata. La mia passione per questo settore nasce dal desiderio di rendere accessibili concetti complessi, aiutando le persone a comprendere meglio il proprio benessere e le strategie per mantenerlo. Su analisisiracusa.it, mi impegno a ricercare, confrontare e semplificare le informazioni più aggiornate, offrendo contenuti chiari e affidabili che possano guidare verso scelte consapevoli. Il mio obiettivo è fornire uno strumento utile e comprensibile per chiunque desideri approfondire la propria conoscenza in ambito salute.

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