Quando il neonato ha già compiuto due settimane, molti genitori si chiedono se sia ancora possibile eseguire lo screening e quali controlli genetici siano davvero necessari. La risposta dipende soprattutto dal peso alla nascita, dalla prematurità, da eventuali trasfusioni o terapie ricevute e dal fatto che il primo prelievo sia stato eseguito correttamente.
Le informazioni essenziali sul controllo a 15 giorni
- Non è un richiamo di routine per tutti i neonati sani, ma può essere previsto in situazioni di rischio.
- Lo screening metabolico principale si esegue di norma tra 48 e 72 ore di vita, tramite poche gocce di sangue dal tallone.
- Nei prematuri o nei neonati con peso molto basso può servire un secondo prelievo a 14-15 giorni e un ulteriore controllo intorno ai 30 giorni.
- Un risultato positivo è un campanello d’allarme, non una diagnosi definitiva.
- Gli eventuali test genetici di conferma vengono scelti dal centro specialistico e non sostituiscono lo screening neonatale.

Quando si ripete lo screening neonatale dopo 15 giorni
In Italia il prelievo per lo Screening Neonatale Esteso viene generalmente effettuato tra le 48 e le 72 ore dalla nascita, prima della dimissione. Si raccolgono alcune gocce di sangue dal tallone su uno speciale cartoncino, il cosiddetto cartoncino di Guthrie. Il test è gratuito e rientra nei livelli essenziali di assistenza garantiti ai neonati.
Il controllo a 15 giorni non rappresenta quindi il calendario ordinario per tutti i bambini. Viene richiesto soprattutto quando il primo campione potrebbe non essere sufficiente o facilmente interpretabile. Secondo il Ministero della Salute, lo scopo dello screening è individuare precocemente malattie congenite per le quali un trattamento tempestivo può cambiare in modo importante la prognosi.
Le situazioni che richiedono maggiore attenzione
- Prematurità, soprattutto nei neonati ricoverati in terapia intensiva neonatale.
- peso alla nascita molto basso, con soglie che possono variare nei protocolli regionali, spesso intorno a 1.800-2.000 grammi.
- Trasfusione di sangue o emoderivati prima o vicino al primo prelievo.
- Nutrizione parenterale, cioè alimentazione somministrata per via endovenosa.
- Prelievo eseguito troppo presto, campione insufficiente o cartoncino non idoneo all’analisi.
In questi casi il centro può indicare un nuovo campione a 14 o 15 giorni e, in alcuni protocolli, un altro a 30 giorni. Non esiste però una regola identica in ogni Regione: il reparto di neonatologia o il pediatra devono comunicare la data precisa alla famiglia.
Quali malattie vengono cercate con il prelievo dal tallone
Lo Screening Neonatale Esteso analizza soprattutto segnali biochimici collegati a malattie metaboliche ereditarie. Sono condizioni rare nelle quali l’organismo non riesce a trasformare correttamente alcune sostanze, come aminoacidi, acidi grassi o zuccheri.
Tra le patologie tradizionalmente ricercate ci sono fenilchetonuria, ipotiroidismo congenito e fibrosi cistica. Il pannello esteso comprende inoltre numerosi difetti del metabolismo, tra cui acidemie organiche, disturbi del ciclo dell’urea, difetti dell’ossidazione degli acidi grassi, galattosemia e deficit di biotinidasi.
| Controllo | Quando si esegue di solito | A cosa serve |
|---|---|---|
| Screening metabolico esteso | 48-72 ore di vita | Individuare precocemente malattie metaboliche ereditarie |
| Ripetizione del campione | 14-15 giorni, se indicato | Ridurre il rischio di risultati poco affidabili nei neonati a rischio |
| Ulteriore controllo | Intorno ai 30 giorni, se previsto | Completare il protocollo per prematurità o basso peso |
| Screening uditivo e visivo | Prima della dimissione o entro il primo mese | Rilevare precocemente problemi di udito, vista o cataratta congenita |
In alcune aree sono stati introdotti o ampliati anche programmi per la atrofia muscolare spinale, alcune immunodeficienze congenite e altre malattie rare. L’elenco effettivo e le modalità operative possono dipendere dall’organizzazione regionale e dagli aggiornamenti dei programmi sanitari.
Il sangue raccolto a 15 giorni non serve a “controllare tutto il DNA” del bambino. È un esame mirato, scelto perché esistono marcatori affidabili e, soprattutto, perché una diagnosi precoce può permettere di iniziare una cura prima della comparsa di danni importanti.
Screening e test genetico non sono la stessa cosa
Questa è la distinzione che crea più confusione. Lo screening esamina una popolazione ampia di neonati apparentemente sani e segnala chi potrebbe avere una determinata condizione. Il test diagnostico genetico, invece, cerca alterazioni nel DNA, nei cromosomi o in altri elementi biologici per confermare o escludere una malattia specifica.
Un risultato alterato allo screening non significa automaticamente che il neonato sia malato. Può dipendere da prematurità, alimentazione, farmaci, trasfusione, qualità del campione o da una semplice variabilità biologica. L’Istituto Superiore di Sanità descrive infatti lo screening come una prima fase di un percorso che comprende conferma diagnostica, eventuale trattamento e follow-up.
Quando può essere richiesto un esame genetico
- Quando lo screening metabolico presenta un risultato fuori soglia.
- Quando sono presenti sintomi, anomalie cliniche o una malformazione congenita.
- Quando esiste una storia familiare di malattia genetica.
- Quando un genitore è portatore di una variante già identificata.
- Quando il pediatra o il genetista sospetta una sindrome non inclusa nel pannello standard.
Il percorso può comprendere esami biochimici di conferma, analisi molecolare di un gene, pannelli genetici, cariotipo, array-CGH o sequenziamento dell’esoma. Non sono esami intercambiabili: la scelta dipende dal sospetto clinico e deve essere accompagnata da consulenza genetica e consenso informato.
Cosa fare se il primo screening non è stato eseguito
Se il bambino ha 15 giorni e il prelievo non risulta ancora effettuato, non bisogna aspettare il controllo pediatrico ordinario. Io suggerisco di contattare subito il punto nascita, il servizio di neonatologia o il pediatra di libera scelta per sapere dove eseguire il campione di recupero.
Il test può ancora essere organizzato, ma il momento giusto dipende dal tipo di screening e dall’età del neonato. Per le malattie metaboliche alcune sostanze cambiano rapidamente nei primi giorni, perciò un prelievo tardivo può richiedere una valutazione diversa o ulteriori accertamenti.
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Le informazioni da portare al centro
- Lettera di dimissione e cartella neonatale.
- Peso alla nascita e settimana gestazionale.
- Indicazione di eventuali trasfusioni.
- Informazioni su nutrizione parenterale, farmaci e ricoveri.
- Eventuale documentazione di malattie genetiche presenti in famiglia.
Se il campione è stato respinto perché insufficiente o non leggibile, il laboratorio dovrebbe indicare la ripetizione. In questo caso non si tratta di un risultato positivo: significa semplicemente che il laboratorio non ha potuto interpretare correttamente il materiale.
Come interpretare una convocazione o un risultato positivo
La telefonata del centro screening può spaventare, ma una convocazione serve spesso a ripetere il test o a completare una verifica. Il risultato “positivo allo screening” indica un rischio superiore alla soglia stabilita, non una diagnosi certa.
Il passaggio successivo può essere un nuovo prelievo, un esame delle urine, un controllo ormonale, il test del sudore per la fibrosi cistica o un’analisi genetica mirata. I tempi cambiano in base alla patologia sospettata, ma quando il centro indica un appuntamento urgente è importante rispettarlo senza rimandare.
Un risultato normale riduce molto la probabilità delle malattie incluse nel pannello, ma non esclude ogni possibile condizione genetica. Nessuno screening può identificare tutte le anomalie del DNA, soprattutto quelle molto rare, quelle senza un marcatore misurabile o quelle che si manifestano più avanti nella crescita.
Quanto costa e a chi rivolgersi in Italia
Lo screening neonatale previsto dal Servizio Sanitario Nazionale è gratuito. Anche il richiamo a 15 giorni, quando rientra nel protocollo per prematurità, basso peso o condizioni cliniche particolari, viene normalmente gestito dal servizio pubblico senza un pagamento diretto da parte della famiglia.
Gli approfondimenti diagnostici possono essere eseguiti presso il centro regionale di screening, la neonatologia, la pediatria ospedaliera o un servizio di genetica medica. Se la famiglia sceglie un laboratorio privato, il costo varia molto in base all’esame: un singolo gene, un pannello di geni e un esoma non hanno lo stesso prezzo. Per questo eviterei di acquistare test commerciali “allargati” senza una precisa indicazione clinica.
Un test privato può generare risultati difficili da interpretare, varianti di significato incerto o falsi allarmi. In genetica, sapere quale domanda clinica si vuole risolvere è spesso più importante dell’eseguire il test più ampio disponibile.
Il controllo giusto a 15 giorni parte dalla storia del neonato
Per un neonato sano, nato a termine e già sottoposto al prelievo tra 48 e 72 ore, di solito non serve ripetere automaticamente lo screening metabolico a 15 giorni. La ripetizione diventa invece importante quando ci sono prematurità, peso ridotto, trasfusioni, nutrizione parenterale o un’indicazione specifica del reparto.
La cosa più utile è verificare la documentazione di dimissione e chiedere al pediatra se risultano completati anche gli screening uditivo e visivo. Un controllo puntuale, eseguito nei tempi indicati dal centro, permette di distinguere un semplice richiamo da un vero approfondimento genetico e di intervenire rapidamente quando serve.