Quando si fa la villocentesi? Settimane, rischi e risultati

Illustrazione che mostra la villocentesi: una donna incinta sottoposta a ecografia per prelevare liquido amniotico. Si fa per analisi genetiche.

Scritto da

Sara Grassi

Pubblicato il

4 ott 2026

Indice

Capire quando si esegue la villocentesi aiuta a organizzare meglio il percorso di diagnosi prenatale e a valutare con calma benefici, limiti e possibili rischi. La procedura si concentra soprattutto tra la 11ª e la 13ª settimana di gravidanza, ma la data precisa dipende dall’ecografia, dalla posizione della placenta e dal motivo per cui viene proposta.

Il periodo giusto dipende dall’epoca gestazionale e dall’indicazione clinica

  • Periodo abituale: tra la 11ª e la 13ª settimana, generalmente non prima della 10ª.
  • Scopo: diagnosticare alcune anomalie cromosomiche e malattie genetiche, non fare uno screening probabilistico.
  • Indicazioni comuni: test combinato o NIPT ad alto rischio, familiarità genetica o precedente gravidanza con anomalie.
  • Risultati: un test rapido può arrivare in pochi giorni, mentre l’analisi completa richiede spesso 2-3 settimane.
  • Decisione: deve essere presa con ginecologo e, quando serve, genetista, valutando il rischio individuale.

Ecografia fetale mostra un embrione in fase di sviluppo. La villocentesi quando si fa, solitamente tra la 10ª e la 13ª settimana, può essere valutata in base a immagini come questa.

Quando si fa la villocentesi e perché proprio in questo periodo

La villocentesi viene eseguita di solito tra la 11ª e la 13ª settimana di gestazione. L’Istituto Superiore di Sanità indica un intervallo più ampio, dalla 10ª alla 13ª settimana, mentre molti centri italiani programmano il prelievo soprattutto tra 11+0 e 13+6 settimane, cioè contando le settimane e i giorni dall’ultima mestruazione.

Il limite temporale non è casuale. Prima della 10ª settimana il prelievo è generalmente evitato perché una procedura troppo precoce è stata associata a un aumento di alcune rare anomalie dello sviluppo. Dopo la 13ª settimana, invece, spesso si valuta un’altra strategia diagnostica, come l’amniocentesi, in base alla situazione clinica.

La data viene comunque verificata con l’ecografia ostetrica. L’ecografia conferma la vitalità e le dimensioni del feto, localizza la placenta e permette di scegliere il percorso più sicuro per il prelievo. Per questo il calcolo basato soltanto sulla data dell’ultima mestruazione può essere corretto dopo la datazione ecografica.

Settimane di gravidanza e settimane di amenorrea

Quando si parla di 11ª o 12ª settimana, si fa riferimento in genere alle settimane di amenorrea, calcolate dal primo giorno dell’ultima mestruazione. Il concepimento avviene circa due settimane dopo, ma il conteggio medico parte comunque dalla mestruazione per avere un riferimento uniforme.

In pratica, una villocentesi fissata a 12+3 significa che sono trascorse 12 settimane e 3 giorni dall’inizio dell’ultima mestruazione. Questo dettaglio sembra piccolo, ma evita equivoci quando si prenota l’esame o si confrontano le indicazioni di strutture diverse.

Per quali motivi viene proposta durante il primo trimestre

La villocentesi non è un esame obbligatorio per tutte le gestanti. È una procedura invasiva che viene proposta quando esiste una ragione clinica o genetica per cercare una diagnosi più precisa rispetto a quella ottenibile con ecografia e test sul sangue materno.

  • Un test combinato o un NIPT ha mostrato un rischio aumentato per alcune anomalie cromosomiche.
  • In famiglia è presente una malattia genetica per la quale è possibile eseguire un’analisi mirata.
  • Una precedente gravidanza è stata interessata da un’anomalia cromosomica o da una specifica malattia ereditaria.
  • L’ecografia ha evidenziato reperti che richiedono un approfondimento diagnostico.
  • La coppia desidera una diagnosi prenatale invasiva dopo un colloquio informativo adeguato.

Un punto che chiarisco sempre è la differenza tra screening e diagnosi. Il test del DNA fetale e il test combinato stimano una probabilità; un risultato ad alto rischio non dimostra da solo che il feto sia malato. La villocentesi analizza invece materiale placentare e può confermare o escludere numerose alterazioni cromosomiche, anche se non identifica tutte le possibili patologie.

L’età materna, per esempio, può entrare nella valutazione del rischio, ma avere più di 35 anni non significa automaticamente dover fare la villocentesi. La decisione dipende dall’insieme dei dati, dal risultato degli screening, dalla storia familiare e dalle preferenze della gestante.

Come si svolge il prelievo e cosa succede prima

Prima della procedura il medico esegue un’ecografia per controllare feto, placenta e posizione dell’utero. Nella maggior parte dei casi il prelievo è transaddominale: un ago sottile attraversa la parete addominale e raggiunge la placenta sotto guida ecografica continua.

In situazioni selezionate può essere utilizzata la via transcervicale, passando attraverso il collo dell’utero. La scelta non dipende da una preferenza generica, ma soprattutto dalla sede della placenta, dall’anatomia uterina e dall’esperienza del centro.

L’esame dura in genere pochi minuti e si svolge in regime ambulatoriale. Si può avvertire una pressione o un crampo simile a quello mestruale. Il dolore varia da persona a persona, ma l’ecografia consente all’operatore di seguire il percorso dell’ago e limitare i tentativi.

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Come prepararsi senza complicare la giornata

Di solito non è necessario il digiuno, ma bisogna seguire le istruzioni della struttura. È utile portare la documentazione della gravidanza, i referti degli screening già eseguiti e l’elenco dei farmaci assunti. Se il gruppo sanguigno è Rh negativo, il ginecologo valuterà l’eventuale necessità di una profilassi con immunoglobuline anti-D.

Dopo il prelievo è prudente prevedere una giornata tranquilla. Un lieve fastidio o piccole perdite possono comparire, ma non bisogna attribuire automaticamente ogni sintomo alla procedura: perdite abbondanti, dolore intenso, febbre o perdita di liquido richiedono un contatto tempestivo con il centro o con il ginecologo.

Risultati e differenze rispetto all’amniocentesi

Il campione viene inviato al laboratorio per cercare alterazioni cromosomiche o, se indicato, una specifica variante genetica. Un’analisi rapida può fornire una prima risposta in alcuni giorni lavorativi; il cariotipo o altri test più completi richiedono spesso circa 2-3 settimane, con tempi variabili secondo il laboratorio.

Caratteristica Villocentesi Amniocentesi
Periodo abituale 11ª-13ª settimana Di solito dalla 15ª settimana
Materiale analizzato Villi coriali della placenta Cellule fetali presenti nel liquido amniotico
Vantaggio principale Diagnosi più precoce Analisi del liquido amniotico e possibilità di valutare anche alcuni marcatori specifici
Limite da conoscere Possibile discordanza tra placenta e feto in casi particolari Si esegue più avanti nella gravidanza

Il vantaggio più evidente della villocentesi è la precocità della risposta. Tuttavia, il campione proviene dalla placenta e non direttamente dal feto. In una piccola parte dei casi può emergere un mosaicismo confinato alla placenta, cioè la presenza di cellule diverse nella placenta rispetto al feto. Se il risultato non è chiaro, il genetista può proporre ulteriori verifiche, talvolta con amniocentesi.

Per questo considero poco corretto presentare la villocentesi come un semplice esame “definitivo” valido per qualsiasi dubbio. È molto utile, ma il tipo di analisi deve essere scelto in base alla domanda clinica, alla familiarità e a ciò che è emerso dagli esami precedenti.

Rischi, limiti e scelta consapevole

La villocentesi è una procedura invasiva e comporta un rischio di complicanze, compresa la perdita della gravidanza. Le stime non sono identiche in tutti gli studi e dipendono dall’esperienza dell’operatore, dal numero di tentativi, dall’epoca gestazionale e dal rischio di base della gravidanza.

Nei centri esperti, alcune stime recenti collocano il rischio aggiuntivo intorno allo 0,2-0,5%, mentre altre informazioni ospedaliere riportano valori fino a circa l’1%. Non esiste quindi una percentuale universale da applicare a ogni donna. Il dato più utile è quello fornito dal centro che esegue l’esame, insieme alla valutazione del rischio individuale.

Tra gli altri possibili problemi ci sono sanguinamento, infezione, dolore persistente e, raramente, difficoltà tecniche che rendono necessario ripetere il prelievo. Un risultato normale riduce molto la probabilità delle anomalie ricercate, ma non esclude tutte le malattie fetali e non sostituisce i controlli ecografici della gravidanza.

La scelta dovrebbe nascere da un confronto concreto. Io suggerisco di chiedere sempre quali patologie verranno analizzate, quale sarà il tempo previsto per la risposta, cosa accadrà in caso di risultato dubbio e quale sia il rischio stimato per quella specifica struttura. Sono domande semplici, ma aiutano a evitare decisioni prese soltanto sotto pressione.

Il dettaglio che aiuta a vivere meglio l’attesa

La risposta alla domanda su quando si fa la villocentesi è quindi abbastanza precisa: di norma tra l’11ª e la 13ª settimana, dopo un’ecografia e un colloquio che chiariscano indicazioni e alternative. La data esatta non va scelta in autonomia, perché deve tenere conto della datazione della gravidanza e della posizione della placenta.

Prima dell’appuntamento conviene preparare i referti, annotare i farmaci e arrivare con tre informazioni chiare: cosa si vuole diagnosticare, in quanto tempo arriveranno i risultati e come verranno spiegati. Una buona decisione non nasce dal fare più esami possibile, ma dal scegliere quello che risponde davvero al dubbio clinico con un rapporto tra benefici e rischi comprensibile.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

La villocentesi si esegue generalmente tra l'11ª e la 13ª settimana di gravidanza, anche se l'ISS indica un intervallo dalla 10ª alla 13ª settimana. Prima della 10ª settimana viene solitamente evitata, mentre dopo la 13ª si può valutare l'amniocentesi. La data precisa dipende dall'ecografia, dalla datazione della gravidanza e dalla posizione della placenta.

Può essere proposta quando il test combinato o il NIPT indicano un rischio aumentato, quando esiste una familiarità per una malattia genetica, dopo una precedente gravidanza con anomalie o in presenza di reperti ecografici da approfondire. Lo screening stima una probabilità, mentre la villocentesi analizza il materiale placentare per cercare specifiche alterazioni cromosomiche o genetiche. L'età materna superiore a 35 anni, da sola, non rende automaticamente necessaria la procedura.

Di solito non è necessario il digiuno, ma bisogna seguire le indicazioni del centro e portare referti, documentazione della gravidanza ed elenco dei farmaci. In caso di gruppo Rh negativo, il ginecologo valuta la profilassi con immunoglobuline anti-D. Dopo il prelievo sono possibili lievi fastidi o piccole perdite; perdite abbondanti, dolore intenso, febbre o perdita di liquido richiedono un contatto tempestivo con il centro o il ginecologo.

Un test rapido può dare una prima risposta in alcuni giorni lavorativi, mentre il cariotipo o analisi più complete richiedono spesso 2-3 settimane. La villocentesi si esegue prima, tra l'11ª e la 13ª settimana, e analizza i villi coriali della placenta; l'amniocentesi viene di solito eseguita dalla 15ª settimana e analizza cellule fetali nel liquido amniotico. In caso di possibile mosaicismo confinato alla placenta, il genetista può proporre ulteriori verifiche, talvolta con amniocentesi.

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villocentesi diagnosi prenatale amniocentesi genetica anomalie cromosomiche

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Sara Grassi

Sara Grassi

Mi chiamo Sara Grassi e da 14 anni mi dedico con passione alla divulgazione di temi legati alla salute, con un focus particolare sulla diagnostica preventiva e personalizzata. Ho scelto di intraprendere questo percorso perché credo fermamente nel potere della conoscenza per migliorare il benessere individuale. Il mio obiettivo è rendere accessibili concetti complessi, aiutando i lettori a comprendere meglio il proprio corpo e le strategie più efficaci per prendersene cura. Sul sito analisisiracusa.it, mi impegno a fornire informazioni accurate e aggiornate, basate su un'attenta ricerca e sul confronto di fonti affidabili, per offrire una prospettiva chiara e utile su come la prevenzione e un approccio personalizzato possano fare la differenza nella vita di ognuno.

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