Quando una terapia endovenosa deve durare a lungo, trovare un accesso stabile può fare la differenza tra continui tentativi di venipuntura e una gestione molto più semplice. Il PICC è un catetere inserito in una vena del braccio, ma con la punta collocata in prossimità della giunzione tra vena cava superiore e atrio destro. In questa guida spiego come si svolge la procedura, quando è indicata, quali controlli servono e come riconoscere tempestivamente eventuali complicanze.
Le informazioni essenziali prima di posizionare un PICC
- È un accesso venoso centrale inserito da una vena del braccio, di solito con guida ecografica.
- La punta deve essere verificata prima dell’utilizzo, spesso con ECG intracavitario o ecocardiografia.
- È utile per terapie prolungate, chemioterapia, antibiotici, nutrizione parenterale e farmaci irritanti.
- La medicazione va controllata regolarmente e sostituita in genere ogni 7 giorni o prima se si bagna o si stacca.
- Febbre, gonfiore del braccio, dolore o difficoltà di infusione richiedono un contatto tempestivo con il servizio sanitario.

Come si svolge l'inserimento PICC in sicurezza
Il posizionamento non è una semplice “flebo più lunga”. Si tratta di una procedura invasiva che deve essere eseguita da personale sanitario formato nella gestione degli accessi vascolari, in ambiente idoneo e con tecnica rigorosamente asettica. La durata varia in base all’anatomia, alla collaborazione della persona e alla difficoltà del caso, ma generalmente non richiede un’anestesia generale.
La valutazione prima della procedura
Prima di iniziare, l’operatore raccoglie informazioni su terapia prevista, durata, allergie, disturbi della coagulazione, precedenti trombosi e condizioni delle vene. Con l’ecografia valuta il calibro e la profondità delle vene del braccio, scegliendo il punto che consenta una venipuntura sicura e una buona stabilizzazione.
Il paziente deve segnalare se assume anticoagulanti o antiaggreganti, ma non deve sospenderli autonomamente. Anche la presenza di un pacemaker, di interventi precedenti o di problemi linfatici al braccio può influenzare la scelta del lato e del dispositivo.
I passaggi principali
- Si prepara il campo sterile con igiene delle mani, barriera sterile e antisepsi cutanea, di norma con clorexidina al 2% in soluzione alcolica se non vi sono controindicazioni.
- La vena viene punta sotto guida ecografica in tempo reale, riducendo tentativi inutili e rischio di lesioni.
- Il catetere viene fatto avanzare attraverso la vena fino alla posizione centrale, usando una tecnica di introduzione progressiva.
- Durante la procedura si controlla il percorso della punta e si verifica la sua posizione finale, spesso con ECG intracavitario o ecocardiografia.
- Il dispositivo viene fissato con un sistema senza punti di sutura e coperto con una medicazione sterile trasparente.
Le raccomandazioni GAVeCeLT 2024 considerano la verifica della punta durante la procedura un passaggio importante. La radiografia del torace può essere riservata ai casi in cui i metodi intraprocedurali non siano applicabili o diano un risultato dubbio. Questo significa che il catetere non dovrebbe essere utilizzato finché la sua posizione non è stata confermata.
Quando è indicato e quali alternative esistono
Il PICC viene preso in considerazione quando serve un accesso venoso affidabile per diversi giorni, settimane o mesi. È frequente in oncologia, nelle terapie antibiotiche prolungate, nella nutrizione parenterale e nei percorsi domiciliari, ma la scelta dipende sempre dal tipo di farmaco, dalla frequenza delle infusioni e dalle condizioni delle vene.
| Dispositivo | Dove termina la punta | Quando può essere adatto | Limite principale |
|---|---|---|---|
| Accesso periferico breve | Vena periferica | Terapie brevi con farmaci compatibili | Può richiedere sostituzioni frequenti |
| Midline | Vena periferica del braccio | Terapie intermedie non necessariamente centrali | Non è adatto a tutte le soluzioni irritanti o vescicanti |
| PICC | Vena cava superiore, vicino alla giunzione cavo-atriale | Terapie prolungate e infusioni che richiedono accesso centrale | Richiede medicazione e gestione del tratto esterno |
| Port totalmente impiantabile | Vena centrale | Trattamenti lunghi e intermittenti | Richiede una procedura chirurgica e l’accesso con ago dedicato |
Il fatto che il PICC sia comodo non significa che sia sempre la soluzione migliore. Per un trattamento di pochi giorni può essere eccessivo; per una terapia molto lunga e intermittente, invece, un port può risultare più pratico perché resta completamente sotto la pelle. Io considero decisivi tre elementi: durata prevista, caratteristiche della terapia e capacità di gestione a domicilio.
Non esiste un costo nazionale unico. Nel Servizio sanitario nazionale il posizionamento può rientrare nel percorso di cura quando indicato clinicamente, mentre nelle strutture private la tariffa varia in base a dispositivo, complessità e controlli inclusi. Prima dell’appuntamento conviene chiedere se il prezzo comprende anche la verifica della punta, la prima medicazione e il follow-up.
Cosa aspettarsi prima, durante e dopo il posizionamento
Il paziente viene normalmente sistemato supino, con il braccio scelto ben appoggiato. L’anestesia locale riduce il fastidio della puntura; si può comunque avvertire una breve pressione durante l’avanzamento del catetere. Un dolore intenso, un formicolio persistente o una sensazione anomala devono essere comunicati subito all’operatore.
Al termine viene applicata una medicazione trasparente e viene registrata la lunghezza esterna del catetere. Questo dato è utile nei controlli successivi perché una variazione improvvisa può indicare spostamento o migrazione del dispositivo.
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La gestione nei giorni successivi
- La medicazione viene in genere sostituita ogni 7 giorni, oppure immediatamente se è bagnata, sporca, sollevata o non aderisce più.
- Il punto di uscita deve restare asciutto e protetto durante la doccia; non bisogna immergere il braccio senza una protezione adeguata.
- Il lavaggio del catetere deve essere eseguito secondo il protocollo del servizio, con materiale e tecnica indicati dal personale.
- Non bisogna tirare, ruotare o reinserire il catetere se sembra essersi spostato.
- Pressione arteriosa, prelievi e procedure sul braccio interessato vanno gestiti seguendo le indicazioni del team che ha posizionato il dispositivo.
La persona può spesso camminare e svolgere molte attività quotidiane, ma deve evitare movimenti o sforzi che possano tirare la medicazione. Il PICC non dovrebbe diventare un motivo per immobilizzare completamente il braccio: protezione e movimento ragionevole sono entrambi importanti.
Rischi e segnali da non ignorare
Come ogni accesso vascolare, anche questo può provocare complicanze. La prevenzione dipende soprattutto da ecoguida, sterilità, scelta corretta della vena, fissaggio stabile e controlli regolari. Il CDC raccomanda per i PICC le massime precauzioni di barriera durante l’inserimento, perché il rischio infettivo non scompare solo perché l’accesso entra dal braccio.
| Segnale | Possibile problema | Cosa fare |
|---|---|---|
| Rossore, calore, secrezione o dolore nel punto di uscita | Infezione locale o infiammazione | Contattare rapidamente il servizio sanitario |
| Febbre improvvisa, brividi o malessere durante l’infusione | Possibile infezione correlata al catetere | Interrompere l’infusione se indicato dal protocollo e chiedere assistenza urgente |
| Gonfiore, pesantezza o dolore a braccio, spalla o collo | Possibile trombosi o ostacolo al deflusso venoso | Non massaggiare la zona e contattare il medico |
| Resistenza durante il lavaggio o impossibilità di infondere | Occlusione, piegatura o malposizionamento | Non forzare mai la siringa e rivolgersi al personale formato |
| Catetere più lungo o più corto del solito | Spostamento della punta | Bloccare l’utilizzo finché la posizione non viene verificata |
Una complicanza che richiede particolare attenzione è la trombosi venosa. Il rischio può aumentare in presenza di tumore, immobilità, precedenti trombotici, vene piccole o catetere sproporzionato rispetto al vaso. Non assumere anticoagulanti di propria iniziativa: la diagnosi richiede valutazione clinica ed eventualmente ecografia Doppler.
Gli errori più comuni nella prevenzione
Molti problemi non nascono durante la puntura, ma nei giorni successivi. Il primo errore è considerare la medicazione un semplice cerotto. Se perde aderenza o si sporca, la barriera protettiva viene meno e va sostituita da personale competente, anche se non sono trascorsi 7 giorni.
Un altro errore frequente è usare il catetere quando “sembra tutto a posto” nonostante dolore, gonfiore o resistenza al lavaggio. In questi casi forzare l’infusione può aggravare il problema. La mia indicazione più pratica è semplice: se il flusso non è libero, ci si ferma e si contatta il servizio.
Non bisogna nemmeno applicare creme, disinfettanti o rimedi domestici sul punto di uscita senza una prescrizione. Prodotti non previsti possono irritare la pelle, compromettere l’adesione della medicazione o contaminare il sistema.
Una buona pianificazione rende il PICC più sicuro
Prima della dimissione è utile avere un riferimento preciso per medicazioni, lavaggi, controlli e gestione delle emergenze. Il paziente dovrebbe sapere chi chiamare, in quali orari e quali sintomi richiedono assistenza immediata, soprattutto quando la terapia prosegue a domicilio.
La scelta del dispositivo non va fatta guardando soltanto alla facilità dell’inserimento. Conta l’intero percorso, dalla selezione della vena alla rimozione, passando per la verifica della punta e per la qualità dell’assistenza successiva. Un PICC ben indicato, posizionato con ecoguida e seguito secondo protocollo può semplificare molto le cure, ma resta un dispositivo medico da proteggere e controllare con attenzione.