Radiazioni ionizzanti - rischi, dosi e protezione negli esami

Illustrazione mostra come neutroni, particelle alfa e beta, raggi gamma e X interagiscono con carta, corpo e metallo, evidenziando la protezione dalle radiazioni ionizzanti.

Scritto da

Caterina Bellini

Pubblicato il

3 ago 2026

Indice

Una radiografia o una TAC possono chiarire rapidamente un problema clinico, ma è normale chiedersi quanta esposizione comportino e quali effetti possano avere. In questo articolo spiego che cosa sono le radiazioni ionizzanti, dove si trovano, quali rischi comportano e come usare la diagnostica in modo consapevole senza rinunciare agli esami davvero necessari.

Capire il rischio aiuta a scegliere meglio gli esami

  • Raggi X, gamma e particelle ad alta energia possono modificare la materia biologica.
  • Gli esami diagnostici hanno dosi diverse, da circa 0,02 mSv per una radiografia del torace a diversi mSv per una TAC.
  • La protezione si basa su giustificazione e ottimizzazione, non sull’eliminazione automatica di ogni esposizione.
  • Gravidanza, età pediatrica ed esami precedenti sono informazioni da comunicare sempre al personale sanitario.
  • Il radon indoor è una fonte naturale importante e può essere controllato con misurazioni domestiche.

Schermo protettivo blu e bianco per bloccare le radiazioni ionizzanti in sala operatoria, garantendo sicurezza.

Che cosa sono e dove si trovano

Una radiazione è detta ionizzante quando possiede energia sufficiente per rimuovere elettroni dagli atomi e creare ioni. Questo processo può danneggiare il DNA, ma non significa che ogni esposizione provochi automaticamente una malattia.

Rientrano in questa categoria i raggi X e gamma, oltre a particelle come alfa, beta, neutroni e protoni. In medicina vengono impiegati per produrre immagini, trattare alcuni tumori o individuare e curare determinate patologie attraverso la medicina nucleare.

Le fonti possono essere naturali o artificiali. Il terreno e alcuni materiali emettono radiazioni, mentre il radon è un gas radioattivo che può accumularsi negli ambienti chiusi. Tra le fonti artificiali, gli esami medici rappresentano una delle principali occasioni di esposizione della popolazione.

Un equivoco che incontro spesso riguarda la radioattività dopo una radiografia. Una radiografia o una TAC non rendono radioattiva la persona, perché i raggi X vengono prodotti solo durante l’esame. Nella medicina nucleare, invece, si somministra una sostanza radioattiva che può restare nell’organismo per un periodo limitato, secondo il tracciante utilizzato.

Quali esami comportano esposizione

Non tutti gli esami di diagnostica per immagini usano la stessa tecnologia. Radiografia, mammografia, TAC e alcune procedure di radiologia interventistica impiegano raggi X; la scintigrafia e la PET utilizzano invece radiofarmaci. Ecografia e risonanza magnetica non usano radiazioni ionizzanti, anche se hanno indicazioni e limiti diversi.

Esame Dose efficace indicativa Che cosa significa
Radiografia del torace Circa 0,02-0,1 mSv Dose bassa, variabile secondo apparecchiatura e proiezioni
Mammografia Circa 0,2-0,4 mSv Esposizione contenuta, bilanciata dal valore dello screening appropriato
TAC del cranio Circa 1-2 mSv Dose superiore a una radiografia semplice
TAC torace o addome Circa 4-15 mSv Intervallo ampio, influenzato dal protocollo e dalla zona esaminata

Questi numeri sono ordini di grandezza, non valori garantiti per ogni struttura. La dose cambia in base alla corporatura, all’apparecchiatura, al numero di immagini e al motivo clinico dell’esame. Per questo non considero utile confrontare due referti solo sulla base del nome della procedura.

La dose efficace, espressa in millisievert o mSv, serve soprattutto per confrontare esposizioni diverse nella popolazione. Non descrive in modo perfetto il rischio individuale, che dipende anche dall’età, dagli organi coinvolti e dalla situazione clinica.

Quali effetti possono avere sull’organismo

Il danno biologico nasce dall’interazione con le molecole delle cellule, direttamente o attraverso la formazione di radicali liberi. La cellula può riparare il danno, morire oppure conservarne una modifica. Da qui derivano due grandi categorie di effetti.

Effetti a soglia

Quando una dose elevata viene concentrata in poco tempo e su una determinata area, possono comparire danni ai tessuti come arrossamento, ustioni, perdita temporanea dei capelli o lesioni più gravi. Sono eventi legati soprattutto a esposizioni elevate, per esempio in alcune procedure interventistiche complesse, e non sono l’esito abituale di una radiografia diagnostica.

Leggi anche: Follow-up medico - come funziona e quando serve

Effetti probabilistici

A dosi più basse si parla soprattutto di un possibile aumento del rischio di tumore nel corso della vita. Il rischio individuale associato a un singolo esame diagnostico è generalmente piccolo, ma tende a crescere con l’esposizione complessiva. Le persone giovani hanno davanti più anni durante i quali questo effetto può manifestarsi e i bambini sono in genere più sensibili.

La dose non rimane “immagazzinata” nel corpo, ma ogni esposizione contribuisce al bilancio complessivo. Io trovo più corretto parlare di rischio cumulativo da ridurre quando possibile, senza trasformare questo concetto in paura automatica della TAC o della radiografia.

Come rendere la diagnostica più sicura

La radioprotezione medica segue due principi essenziali. Il primo è la giustificazione, cioè verificare che l’esame possa rispondere a una domanda clinica concreta. Il secondo è l’ottimizzazione, che consiste nell’usare la dose più bassa compatibile con immagini sufficientemente accurate.

Prima dell’esame, il paziente può fare la sua parte con poche informazioni pratiche:

  • comunicare esami recenti della stessa zona, quando disponibili;
  • segnalare una gravidanza certa o possibile;
  • informare il personale se si tratta di un bambino o di una persona molto fragile;
  • portare referti e immagini precedenti, evitando ripetizioni non necessarie;
  • chiedere quale sia il quesito clinico e se esista un’alternativa senza raggi X.

Chiedere un’alternativa è ragionevole, ma non significa pretendere sempre una risonanza o un’ecografia. L’ecografia funziona bene in molti distretti, ma dipende dall’operatore e dalla presenza di gas o tessuto osseo; la risonanza offre immagini eccellenti, però può richiedere più tempo, non è adatta a tutti gli impianti e non sostituisce ogni TAC.

Anche la protezione con il grembiule piombato va interpretata correttamente. Oggi il suo impiego non è automaticamente necessario in ogni esame, perché la dose dipende soprattutto dal protocollo e dal campo irradiato. Seguire le indicazioni del personale è più utile che chiedere schermature standard fuori dal campo d’esame.

Radon, casa e prevenzione quotidiana

Il radon è un gas incolore e inodore che deriva dal sottosuolo e può entrare negli edifici attraverso crepe, pavimenti e fondamenta. La concentrazione può cambiare molto da una casa all’altra, anche tra abitazioni vicine, soprattutto nei locali a contatto con il terreno.

L’esposizione prolungata aumenta il rischio di tumore polmonare. Il rischio è particolarmente rilevante nei fumatori, perché fumo e radon possono potenziarsi a vicenda. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia il radon è associato a oltre 3.000 casi di tumore polmonare ogni anno.

La prevenzione

comincia con una misurazione eseguita per un periodo sufficientemente lungo tramite un dosimetro passivo. Se i valori risultano elevati, si possono valutare ventilazione del vespaio, sigillatura delle vie di ingresso, aspirazione dal suolo o altri interventi tecnici indicati da professionisti qualificati.

Aprire le finestre può migliorare temporaneamente il ricambio d’aria, ma non risolve da solo una concentrazione stabilmente alta. Per le indicazioni operative conviene rivolgersi all’ARPA regionale, ai servizi di prevenzione o a tecnici competenti in risanamento dal radon.

Quando un esame è davvero la scelta giusta

Un esame con raggi X ha senso quando il suo risultato può modificare diagnosi, terapia o monitoraggio. Una TAC prescritta per un sospetto clinico concreto può offrire un beneficio molto maggiore del piccolo rischio associato all’esposizione; ripeterla senza una domanda precisa, invece, aggiunge dose senza garantire più salute.

Il Ministero della Salute richiama proprio l’uso appropriato delle indagini radiologiche. Prima di prenotare o rifiutare un esame, io partirei da tre domande semplici: che cosa dobbiamo chiarire, il risultato cambierà la gestione e c’è un esame alternativo altrettanto utile?

Non bisogna inoltre confondere la dose dell’esame con quella del mezzo di contrasto. Il contrasto iodato o il gadolinio non producono raggi X, ma possono avere controindicazioni specifiche, soprattutto in presenza di allergie, problemi renali o altre condizioni cliniche. Sono quindi due aspetti diversi, entrambi da riferire al medico.

La sicurezza nasce dalla domanda clinica giusta

Le radiazioni impiegate in medicina non sono prive di rischio, ma sono strumenti preziosi quando vengono usate con criterio. La scelta più prudente non è evitare ogni esposizione, bensì evitare gli esami inutili e fare bene quelli necessari.

Conservare i referti, segnalare gravidanza e precedenti indagini, controllare il radon in casa e discutere il motivo dell’esame sono gesti semplici che migliorano la prevenzione. La decisione finale deve sempre tenere insieme beneficio diagnostico, dose, alternative disponibili e condizioni personali.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Una radiografia del torace comporta circa 0,02-0,1 mSv, mentre una TAC del cranio circa 1-2 mSv e una TAC di torace o addome circa 4-15 mSv. Sono valori indicativi, perché la dose varia in base ad apparecchiatura, corporatura, protocollo e numero di immagini.

No. I raggi X vengono prodotti solo durante l'esame e non restano nel corpo. Nella medicina nucleare, invece, viene somministrato un radiofarmaco che può rimanere nell'organismo per un periodo limitato, secondo il tracciante utilizzato.

È utile segnalare una gravidanza certa o possibile, informare il personale se il paziente è un bambino o una persona fragile e portare referti e immagini precedenti della stessa zona. Si può anche chiedere quale quesito clinico debba chiarire l'esame e se esista un'alternativa altrettanto utile senza raggi X.

Il radon si misura con un dosimetro passivo lasciato per un periodo sufficientemente lungo, soprattutto nei locali a contatto con il terreno. Se i valori sono elevati, si possono valutare ventilazione del vespaio, sigillatura delle vie di ingresso o aspirazione dal suolo con professionisti qualificati; aprire le finestre da solo non risolve una concentrazione stabilmente alta.

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radiografia tac radiazioni ionizzanti radon radioprotezione

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Caterina Bellini

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Mi chiamo Caterina Bellini e mi occupo di salute, diagnostica preventiva e personalizzata da 4 anni. La mia curiosità per come funziona il nostro corpo e l'importanza di un approccio proattivo al benessere mi ha spinta a dedicarmi a questo campo. Cerco di rendere accessibili concetti complessi, analizzando le informazioni con attenzione per offrire contenuti chiari e affidabili. Il mio obiettivo è aiutarvi a comprendere meglio le opzioni a vostra disposizione per una vita più sana e consapevole, basandomi su dati aggiornati e una prospettiva informata.

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