Delezione genetica nel referto - cosa significa davvero?

Scatola di un test del DNA di Allergoline, con il significato della delezione genetica implicito nella sua analisi.

Scritto da

Noemi Russo

Pubblicato il

27 apr 2026

Indice

Leggere la parola “delezione” in un referto genetico può preoccupare, ma il termine da solo non dice ancora se esista una malattia. Indica la perdita di una parte del DNA, che può riguardare un singolo nucleotide, un gene intero oppure un segmento di cromosoma. Per capirne il significato reale bisogna valutare dimensioni, posizione, geni coinvolti, modalità di trasmissione e risultato complessivo dell’analisi.

La perdita di DNA va interpretata in base alle sue caratteristiche

  • Delezione significa perdita di una o più parti della sequenza del DNA.
  • Può essere molto piccola, come una singola base, oppure coinvolgere più geni e un intero segmento cromosomico.
  • Le conseguenze dipendono soprattutto da quale regione è stata persa e dalla sua funzione.
  • Una delezione può essere ereditaria, nuova nella persona oppure limitata ad alcune cellule.
  • Un risultato positivo non equivale automaticamente a una diagnosi: servono interpretazione clinica e consulenza genetica.

Microdelezioni e macrodelezioni: il significato di delezione nel DNA e nei cromosomi.

Che cosa significa una delezione genetica

In genetica, una delezione è la perdita di materiale genetico dalla sequenza del DNA. Il tratto mancante non viene semplicemente “spento”: è assente e, nella maggior parte dei casi, non può essere recuperato spontaneamente dalla cellula.

Il DNA contiene le istruzioni necessarie per produrre proteine e regolare numerosi processi biologici. Se la perdita interessa una parte importante di un gene, il messaggio può diventare incompleto oppure essere letto in modo errato. Se invece riguarda una regione non essenziale o una copia ridondante, può non produrre effetti clinici evidenti.

Questo è il primo punto che considero fondamentale. La parola delezione descrive un cambiamento, non stabilisce da sola quanto sia grave. Due persone possono avere una perdita di DNA della stessa dimensione, ma con conseguenze molto diverse perché sono coinvolti geni differenti.

Delezione e mutazione sono la stessa cosa?

La delezione è un tipo di variante genetica, termine oggi spesso preferito a “mutazione” perché non tutte le modifiche del DNA causano una malattia. Può interessare una sequenza all’interno di un gene, una regione regolatrice oppure un tratto più ampio del cromosoma.

Non bisogna confonderla con una duplicazione, nella quale una porzione di DNA è presente in copie aggiuntive. La delezione riduce il numero di copie disponibili, mentre la duplicazione lo aumenta. Entrambe rientrano spesso nelle varianti del numero di copie, chiamate anche CNV, dall’inglese copy number variations.

Le principali forme e le dimensioni della perdita

Per capire un referto è utile distinguere la scala della delezione. Il termine può indicare eventi molto diversi tra loro, da una modifica invisibile al microscopio fino alla perdita di una parte riconoscibile di un cromosoma.

Tipo Che cosa coinvolge Possibile effetto
Delezione intragenica Una o più basi all’interno di un gene Proteina alterata, incompleta o assente
Delezione di un gene L’intera sequenza codificante di un gene Riduzione o perdita della relativa funzione
Microdelezione Piccolo segmento cromosomico, spesso contenente più geni Quadri clinici variabili, talvolta sindromici
Delezione cromosomica Un tratto ampio del cromosoma Possibile coinvolgimento di numerosi geni

Una perdita di una sola base può sembrare trascurabile, ma non sempre lo è. Se il numero di nucleotidi eliminati non è un multiplo di tre, può verificarsi uno slittamento della cornice di lettura, o frameshift. Da quel punto in poi, la cellula legge triplette diverse e può produrre una proteina profondamente alterata.

Quando invece vengono eliminate tre basi, o un multiplo di tre, la cornice di lettura può rimanere intatta. In questo caso manca uno o più amminoacidi, ma l’effetto dipende dalla posizione e dal ruolo di quella parte della proteina. Un esempio noto è la variante F508del del gene CFTR, associata a una perdita di tre nucleotidi e rilevante nella fibrosi cistica.

Delezione terminale e interstiziale

Una delezione terminale interessa la parte finale di un cromosoma. Quella interstiziale, invece, elimina un segmento interno lasciando unite le porzioni situate prima e dopo la perdita. La distinzione aiuta a descrivere la struttura dell’alterazione, ma non basta a prevederne l’impatto.

Nel caso della sindrome cri-du-chat, per esempio, la perdita interessa una porzione del braccio corto del cromosoma 5. Il quadro dipende dalla quantità di materiale mancante e dai geni coinvolti, non soltanto dal nome della sindrome o dal cromosoma indicato.

Quali conseguenze può avere sul funzionamento delle cellule

La perdita di DNA può agire in modi diversi. Il meccanismo più intuitivo è la scomparsa di un gene necessario alla produzione di una proteina. Ma può anche cambiare la quantità di proteina prodotta, alterare il controllo dell’espressione genica o interrompere il rapporto corretto tra più geni vicini.

Quando viene persa una copia del gene

Le cellule umane possiedono generalmente due copie di molti geni, una di origine materna e una paterna. Se una delezione elimina una copia, può rimanere una sola copia funzionante. In alcuni geni è sufficiente; in altri, la quantità prodotta non basta. Questo fenomeno è chiamato aploinsufficienza.

La situazione cambia anche in base al tipo di ereditarietà. Per una malattia recessiva, una sola copia alterata può non causare sintomi, mentre la perdita o l’alterazione di entrambe può avere conseguenze importanti. Per un gene dominante, invece, anche una sola copia non funzionante può essere sufficiente a determinare una predisposizione o una malattia.

Quando sono coinvolti più geni

Le microdelezioni cromosomiche possono comprendere diversi geni vicini. In questi casi il quadro clinico può includere caratteristiche fisiche, difficoltà dello sviluppo, problemi immunitari, alterazioni cardiache o altri elementi che non sarebbero spiegabili dalla perdita di un singolo gene.

La microdelezione 22q11.2, per esempio, può associarsi a manifestazioni molto variabili. Alcune persone presentano problemi rilevanti, altre segni più lievi. Anche all’interno della stessa famiglia l’espressione può essere diversa: per questo la dimensione della delezione non va interpretata come una misura perfetta della gravità.

Delezioni nelle cellule tumorali

Non tutte le delezioni sono presenti dalla nascita. Alcune compaiono durante la vita in cellule somatiche e possono essere rilevate soltanto nel tessuto malato, per esempio in un tumore. In questo caso non sono necessariamente trasmissibili ai figli.

Questa distinzione è essenziale. Una variante trovata nel sangue può avere un significato diverso da una rilevata solo nel tessuto tumorale. Il laboratorio e il medico devono quindi considerare il tipo di campione, la percentuale di cellule coinvolte e il motivo per cui l’esame è stato richiesto.

Come si individua una delezione nei test genetici

Non esiste un unico esame capace di vedere tutte le delezioni. La scelta dipende dalla grandezza della perdita, dal gene sospettato e dagli elementi clinici della persona. Nei referti possono comparire tecniche diverse, ciascuna con vantaggi e limiti precisi.

Esame Quando è utile Limite principale
Cariotipo Alterazioni cromosomiche grandi e visibili al microscopio Non rileva bene le perdite molto piccole
Array-CGH o microarray Perdite e guadagni di materiale cromosomico su larga scala Non identifica ogni tipo di variante puntiforme
MLPA Ricerca mirata di delezioni o duplicazioni in geni specifici Richiede un sospetto preciso e non analizza tutto il genoma
Sequenziamento genetico Varianti piccole all’interno di uno o più geni Può non riconoscere tutte le grandi delezioni senza analisi dedicate

Quando leggo la descrizione di un risultato, non mi fermo mai alla parola “delezione”. Cerco la regione cromosomica, il numero di basi o di esoni mancanti, la percentuale di cellule coinvolte e la classificazione del laboratorio, che può indicare una variante benigna, probabilmente benigna, di significato incerto, probabilmente patogena o patogena.

Una variante classificata come VUS, cioè di significato incerto, non conferma né esclude una malattia. È uno dei punti più fraintesi nei test genetici: non dovrebbe essere usata da sola per modificare terapie, sottoporre familiari a controlli invasivi o prendere decisioni riproduttive.

Perché un risultato negativo non esclude tutto

Ogni test ha una capacità di rilevazione specifica. Un esame mirato può non vedere una delezione situata in un altro gene, mentre un sequenziamento standard può richiedere una tecnica aggiuntiva per individuare una perdita di più esoni o di un intero gene.

Per questo un risultato negativo va letto insieme al motivo dell’esame e alla storia clinica. Se il sospetto resta forte, il genetista può valutare un test differente, un’analisi più ampia o il confronto con i familiari.

È ereditaria oppure può comparire per caso

Una delezione può essere presente nelle cellule germinali e quindi trasmessa da un genitore, oppure comparire per la prima volta nell’ovulo, nello spermatozoo o nelle prime fasi dello sviluppo embrionale. In quest’ultimo caso si parla spesso di variante de novo.

Esiste anche il mosaicismo, cioè la presenza della delezione solo in una parte delle cellule. Il risultato può allora cambiare in base al tessuto analizzato e alla percentuale di cellule alterate. Un campione di sangue, per esempio, potrebbe non rappresentare perfettamente ciò che accade in altri tessuti.

Se la delezione è stata trovata in una variante ereditaria o con possibile rischio familiare, la consulenza genetica aiuta a stabilire chi potrebbe beneficiare di un test. Non consiglio di far analizzare indiscriminatamente tutti i parenti: il test deve partire da un risultato ben caratterizzato e da una domanda clinica concreta.

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La presenza della stessa delezione implica gli stessi sintomi?

No. Penetranza ed espressività possono modificare il modo in cui una variante si manifesta. La penetranza indica se una caratteristica compare o meno; l’espressività descrive quanto può essere intensa. Anche età, sesso biologico, altre varianti genetiche e fattori ambientali possono contribuire alla differenza.

È quindi rischioso confrontare due persone soltanto sulla base della stessa sigla genetica. Il significato pratico nasce dall’unione tra dato molecolare, visita clinica e storia personale, non dal referto isolato.

Come leggere un referto senza trarre conclusioni affrettate

Davanti a una dicitura come “delezione esonica” o “microdelezione”, consiglio di controllare quattro elementi. Primo, la posizione esatta. Secondo, la dimensione della regione mancante. Terzo, il gene o i geni coinvolti. Quarto, la classificazione e le raccomandazioni riportate dal laboratorio.

  • “Eterozigote” indica che la perdita riguarda una delle due copie del gene.
  • “Omozigote” indica che entrambe le copie risultano coinvolte, quando la tecnica consente di stabilirlo.
  • “Emizigote” può riferirsi a una perdita su un cromosoma sessuale, dove non esiste una seconda copia equivalente.
  • “Patogena” significa che esistono prove sufficienti di un rapporto con una condizione genetica, ma non descrive da sola la situazione clinica individuale.

Un altro errore comune è confondere la dimensione con la gravità. Una perdita di poche basi può interrompere completamente un gene, mentre una regione più ampia può cadere in una zona con effetti limitati. Anche il tipo di tecnica usata influisce su ciò che il laboratorio può affermare con sicurezza.

In presenza di un risultato clinicamente rilevante, il passaggio più utile è parlare con il medico che ha richiesto l’esame o con un genetista. La consulenza serve a collegare il dato alle caratteristiche della persona e, quando necessario, a discutere controlli, trattamento, prognosi e rischio per i familiari.

Dal termine tecnico alla decisione utile per la salute

Il significato di una delezione genetica non si esaurisce nella definizione di “materiale mancante”. Bisogna capire che cosa è stato perso, se la variazione è presente in tutte le cellule, come è stata classificata e quale relazione ha con i sintomi o con il motivo dell’esame.

Il mio consiglio è di non interpretare una singola parola del referto in autonomia e di non confondere una variante incerta con una diagnosi. Una lettura corretta, accompagnata dalla consulenza genetica quando serve, trasforma un risultato potenzialmente allarmante in un’informazione concreta per orientare prevenzione e assistenza.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

No. La delezione descrive una perdita di DNA, ma il suo significato dipende da dimensioni, posizione, geni coinvolti, ereditarietà e classificazione del laboratorio. Un risultato positivo deve essere interpretato insieme alla storia clinica e non equivale da solo a una diagnosi.

Una delezione intragenica può interessare una o più basi all’interno di un gene. Se il numero di basi perse non è multiplo di tre può causare uno slittamento della cornice di lettura, mentre una microdelezione cromosomica coinvolge un segmento più ampio e spesso più geni, con effetti clinici variabili.

Il cariotipo rileva soprattutto alterazioni cromosomiche grandi. Array-CGH o microarray individuano perdite e guadagni di materiale cromosomico, MLPA cerca delezioni o duplicazioni in geni specifici, mentre il sequenziamento è utile soprattutto per varianti piccole, ma può richiedere analisi aggiuntive per le perdite più ampie.

Sì. Può essere trasmessa da un genitore, comparire come variante de novo nelle prime fasi dello sviluppo oppure interessare solo una parte delle cellule, situazione chiamata mosaicismo. Se è presente nel sangue può avere un significato diverso da una variante rilevata soltanto in un tessuto tumorale; la consulenza genetica aiuta a valutare il rischio familiare.

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Noemi Russo

Noemi Russo

Mi chiamo Noemi Russo e negli ultimi 8 anni ho dedicato la mia attenzione e il mio lavoro ai temi della salute, con un focus particolare sulla diagnostica preventiva e personalizzata. La mia passione per questo settore nasce dal desiderio di rendere accessibili concetti complessi, aiutando le persone a comprendere meglio il proprio benessere e le strategie per mantenerlo. Su analisisiracusa.it, mi impegno a ricercare, confrontare e semplificare le informazioni più aggiornate, offrendo contenuti chiari e affidabili che possano guidare verso scelte consapevoli. Il mio obiettivo è fornire uno strumento utile e comprensibile per chiunque desideri approfondire la propria conoscenza in ambito salute.

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