Una tazzina di espresso può davvero aumentare il rischio di tumore, oppure il problema riguarda soprattutto la temperatura e ciò che aggiungiamo nella bevanda? La risposta breve è rassicurante, ma richiede qualche distinzione tra caffè, caffeina, acrilammide e abitudini di consumo. Qui chiarisco cosa mostrano le prove disponibili e come regolarsi nella vita quotidiana, anche durante un percorso oncologico.
La risposta dipende soprattutto da temperatura, quantità e contesto
- Il caffè non è classificato come cancerogeno per l’uomo sulla base delle prove attuali.
- Il rischio riguarda soprattutto le bevande consumate bollenti, oltre circa 60-65 °C.
- Le ricerche indicano possibili effetti protettivi contro tumore del fegato e dell’endometrio, ma il caffè non è una terapia.
- Per un adulto sano, fino a 400 mg di caffeina al giorno non pone generalmente problemi di sicurezza.
- In gravidanza il limite prudenziale indicato è di 200 mg al giorno, considerando tutte le fonti di caffeina.

Il caffè è cancerogeno oppure no?
La risposta più corretta è no, il normale consumo di caffè non è considerato una causa dimostrata di cancro. Nel 2016 la IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha inserito il consumo di caffè nel gruppo 3, cioè tra gli agenti non classificabili quanto alla cancerogenicità per l’uomo.
Questa categoria non significa che il caffè sia stato dichiarato “benefico” o che ogni quantità sia innocua. Significa che gli studi disponibili non permettono di concludere che il caffè, assunto nelle normali modalità, provochi tumori. Le vecchie associazioni con il tumore della vescica, inoltre, potevano dipendere in parte dal fumo di sigaretta, un fattore di rischio molto importante e spesso collegato al consumo di caffè.
Io partirei proprio da questa distinzione, perché molte discussioni confondono il pericolo teorico di una sostanza con il rischio reale legato a una determinata dose. Una tazzina bevuta ogni tanto non può essere valutata allo stesso modo di una bevanda bollente consumata più volte al giorno o di un prodotto ricco di zuccheri e calorie.
Il calore conta più del chicco
Il punto più concreto riguarda la temperatura. Bere abitualmente bevande oltre circa 60-65 °C può danneggiare nel tempo la mucosa dell’esofago e aumentare il rischio di tumore esofageo. In questo caso, il problema non è una particolare molecola del caffè, ma il calore intenso e ripetuto.
Per prudenza, lascio raffreddare il caffè appena preparato per qualche minuto, soprattutto quando è quasi impossibile berlo senza scottarsi. Non serve trasformare il gesto in una misurazione da laboratorio: se la bevanda ustiona labbra e lingua, è semplicemente troppo calda da consumare subito.
Acrilammide e tostatura
Durante la tostatura si forma anche l’acrilammide, una sostanza classificata come probabile cancerogena in base soprattutto agli studi sperimentali. Si trova però in molti alimenti sottoposti a cottura ad alta temperatura, come pane tostato, patate fritte, biscotti e prodotti da forno.
La presenza di acrilammide non basta quindi a definire il caffè come cancerogeno. La mia valutazione pratica è che abbia più senso limitare l’esposizione complessiva a cibi molto tostati e bruciacchiati, invece di eliminare una tazzina di espresso per paura di una singola sostanza.
Cosa suggeriscono gli studi sui diversi tumori
Le ricerche non mostrano un aumento generale del rischio oncologico tra chi beve caffè. Al contrario, le sintesi scientifiche più solide indicano un’associazione tra consumo di caffè e minore rischio di tumore del fegato e dell’endometrio, il rivestimento interno dell’utero.
Per altri tumori, compresi quelli della bocca, della faringe e della laringe, esistono segnali potenzialmente favorevoli, ma le prove sono meno consistenti. Non è corretto trasformare queste osservazioni in una promessa di protezione, perché molti studi sono osservazionali e non possono dimostrare da soli un rapporto di causa ed effetto.
Il possibile beneficio potrebbe dipendere da una combinazione di composti presenti nel caffè, tra cui polifenoli e altre sostanze con attività antiossidante e antinfiammatoria. Tuttavia, nessuna tazzina previene da sola un tumore e nessun medico dovrebbe consigliare di iniziare a bere caffè come strategia anticancro.
| Elemento considerato | Cosa si può dire oggi |
|---|---|
| Caffè a temperatura normale | Non è dimostrato che aumenti il rischio generale di tumore. |
| Bevande molto calde | Il consumo abituale oltre circa 60-65 °C può aumentare il rischio esofageo. |
| Caffè e tumore del fegato | Le prove indicano una possibile riduzione del rischio. |
| Caffè e tumore dell’endometrio | È stata osservata un’associazione favorevole, anche con il decaffeinato. |
| Caffè con molto zucchero | Non è il caffè in sé il problema, ma l’eccesso di zuccheri e calorie. |
Quante tazzine si possono bere senza esagerare
Per gli adulti sani, l’EFSA indica che un’assunzione fino a 400 mg di caffeina al giorno, distribuita nell’arco della giornata, non presenta generalmente problemi di sicurezza. Il valore non corrisponde a un numero universale di tazzine, perché la caffeina cambia molto in base a miscela, dose, macinatura e metodo di preparazione.
Un espresso può contenere indicativamente 50-80 mg di caffeina, mentre una moka abbondante o un caffè filtrato possono superare i 100-150 mg. Per questo considero più utile controllare la quantità totale giornaliera che fissarsi su un limite identico per tutti.
La caffeina può disturbare il sonno già a dosi relativamente moderate. Se il caffè viene preso nel tardo pomeriggio e rende difficile addormentarsi, ridurlo o anticiparlo è una scelta sensata anche se si resta molto al di sotto dei 400 mg.
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Espresso, moka e decaffeinato
Dal punto di vista oncologico non abbiamo motivo di considerare l’espresso automaticamente migliore del caffè filtrato o della moka. La scelta dovrebbe dipendere soprattutto da caffeina, tolleranza personale, temperatura e quantità di zucchero.
Il decaffeinato può essere utile a chi ama il gusto ma soffre di insonnia, palpitazioni o ansia. Non è completamente privo di caffeina, ma ne contiene solo piccole quantità. Nel caso del possibile effetto favorevole sull’endometrio, le osservazioni disponibili riguardano sia caffè con caffeina sia decaffeinato, quindi non sembra che la caffeina sia l’unico elemento coinvolto.
Quando il caffè richiede più cautela
In gravidanza il limite indicato è di 200 mg di caffeina al giorno, contando anche tè, cola, cioccolato, bevande energetiche e alcuni integratori. Chi ha reflusso, gastrite, insonnia, tachicardia o forte sensibilità alla caffeina può dover ridurre il consumo indipendentemente dal rischio oncologico.
Dopo una diagnosi di tumore, il caffè non viene vietato automaticamente. Durante chemioterapia, radioterapia o altre cure, però, possono comparire nausea, diarrea, irritazione gastrica, disidratazione o alterazioni del sonno. In queste situazioni io chiederei all’oncologo o al farmacista se la quantità abituale è compatibile con la terapia e con gli eventuali farmaci assunti.
È prudente fare attenzione anche alle bevande energetiche e agli integratori stimolanti. Sommare espresso, tè, cola e prodotti pre-allenamento può portare rapidamente a una dose elevata, senza che il paziente se ne renda conto. Il conteggio deve includere tutte le fonti di caffeina, non soltanto il caffè.
Come inserirlo in una prevenzione oncologica concreta
Se il caffè piace e non provoca disturbi, non c’è una ragione oncologica per eliminarlo. Lo berrei a temperatura non ustionante, con poco zucchero, senza usarlo per compensare la stanchezza cronica e senza considerarlo un alimento “protettivo” capace di bilanciare fumo, alcol, sedentarietà o sovrappeso.
La prevenzione con un impatto più affidabile passa da abitudini meno spettacolari ma molto più importanti: non fumare, limitare l’alcol, mantenere un peso adeguato, muoversi con regolarità e partecipare agli screening previsti in Italia. La tazzina può restare una piacevole abitudine, ma non deve diventare il centro della strategia.
La tazzina giusta è quella inserita in uno stile di vita equilibrato
In definitiva, il consumo abituale di caffè a temperatura normale non risulta una causa dimostrata di cancro e potrebbe persino associarsi a un minor rischio per alcuni tumori. La cautela più concreta riguarda le bevande bollenti, l’eccesso di caffeina e gli aggiunti ricchi di zuccheri.
Non eliminerei il caffè per paura di una generica etichetta “cancerogena”, ma lo valuterei in base alla propria salute, al sonno, alle terapie e alla quantità totale assunta. La prevenzione oncologica non si misura in tazzine: si costruisce con un insieme di scelte quotidiane e con controlli medici adeguati.